Rabbia e Pace

Giornata delirante, di quelle in cui per un attimo perdo il controllo e divento pura emotività. Nella fattispecie, oggi, rabbia.

Finite le Olimpiadi sono scappati tutti: giornalisti, tecnici, operatori. Tutti. Diciamo le cose come stanno: delle Paralimpiadi non frega niente a nessuno. Purtroppo. Hanno perfino chiuso gli uffici di riferimento per i vari media. Oggi avevo bisogno di un pass speciale per domani e ho provato ad arrangiarmi. 14.10. Il primo ufficio mi ha rimbalzato a un secondo ufficio che mi ha a sua volta spedito a un terzo. Quest’ultimo stava dentro al villaggio olimpico che dista 2 Km abbondanti dal posto in cui lavoro. 14.35. Arrivo alla porta sud del villaggio olimpico sotto il piovisco, i "guardiani" mi lasciano entrare, "le direttive di oggi sono che anche chi ha il pass come il mio può entrare". Faccio un altro chilometro, esco dalla porta ovest del villaggio e finalmente arrivo al terzo ufficio. 14.50. Entro, chiedo. Mi spiegano che quello che cerco deve essere richiesto tramite NPC (IBC, MPC, BOB, NPC, IPC, IOC…non ci capisco ancora granchè…!), cioè tramite Italia, aggiungono che loro non possono proprio aiutarmi. Inizio a essere molto nervosa, ho già sprecato un’ora di tempo per niente. Mi rimetto in cammino per fare il percorso al contrario e tornare al mio ufficio. 15.00. Arrivata alla porta ovest mi dicono che non posso entrare, che il mio pass non va bene. Spiego che sono entrata poco prima dalla porta sud, che mi è stato detto che oggi i pass come il mio sono accettati. Niente da fare. 15.05. Mi incazzo di brutto. 15.15. Mi fanno passare e mi chiedono scusa. Io sono arrabbiata, cattiva. Non li guardo nemmeno. Penso che non li sopporto, che è assurdo far perdere così il tempo alle persone. E intanto cammino, cammino ed esco dalla porta sud. Continuo a camminare e continuo a detestarli. Cerco un taxi e ovviamente non lo trovo. 15.35. Me ne voglio andare, non voglio più stare qui, sono stanca. 15.40. Ad un tratto però arriva lui che mi fa far la pace con la Cina. Lo noto per caso, sta seduto dentro un furgone nero. Lo guardo, mi guarda. Devo essere piuttosto sconvolta. Mi sorride: "Vuoi un passaggio?"