Latte alla melamina: colpevole anche chi denuncia

Sei bambini morti. Quasi trecentomila intossicati gravemente. La Cina sembrava aver chiuso il caso del latte contaminato alla melamina, lo scandalo capace di monopolizzare le cronache nel settembre 2008, all’indomani delle Olimpiadi. L’aveva fatto a modo suo, con pragmatismo e con una rigida offensiva giudiziaria: c’erano state tre condanne a morte per i responsabili diretti, l’ergastolo per i dirigenti della ditta protagonista dello scandalo (la Sanlu), molteplici altre pene esemplari distribuite secondo i diversi gradi di coinvolgimento nel reato.

Di ieri la notizia di una nuova condanna originata da quei fatti. C’è un altro colpevole, per la Cina, nello spinoso affaire Sanlu. Si tratta di Zhao Lianhai, 38 anni, genitore di uno dei bambini intossicati.

La sua colpa? Zhao si sarebbe macchiato del reato di “incitamento al disordine sociale”. Di diverso avviso l’avvocato Li Fangping, pronto a dichiarare che il suo assistito non avrebbe fatto “nulla più di ciò che avrebbe fatto un normale cittadino”.

Ex impiegato della China’s Food Quality and Safety authority, Zhao Lianhai due anni fa ha subito realizzato che la tragedia capitata a suo figlio (una grave patologia renale dovuta al composto chimico inserito nel latte al fine di esaltarne artificiosamente le caratteristiche nutritive durante i controlli) avrebbe potuto in breve tempo espandersi a macchia d’olio su migliaia di bambini e colpire soprattutto tra le famiglie più povere e sprovvedute, incapaci di riconoscere in tempo i sintomi dell’intossicazione.

Si è quindi attivato creando una rete di sostegno per i genitori vittime del latte alla melamina e soprattutto fornendo informazioni utili ai cittadini grazie ad un sito web. Ha clamorosamente rotto il silenzio che le autorità hanno fin da subito deciso di far calare sulla vicenda, timorose di veder sorgere nei consumatori pericolosi sentimenti di diffidenza. Si è fatto intervistare, ha partecipato a pubblici confronti.

Nel novembre del 2009 Zhao Lianhai è stato ammanettato e incarcerato come un pericoloso criminale. Da allora non ha più potuto incontrare la moglie e il piccolo Zhao Pengrui, involontario coprotagonista della vicenda. Nella primavera del 2010 ha avuto inizio il processo, conclusosi ora con la condanna a due anni e mezzo di reclusione, il primo dei quali ormai già scontato.

Il caso del latte alla melamina sembrava aver inaugurato una nuova era nella gestione della sicurezza pubblica da parte delle autorità cinesi. Inizialmente i media avevano potuto raccontare i fatti, e nella società erano sorte iniziative simili a quelle che in occidente sono appannaggio dei movimenti per i diritti dei consumatori.

Fuochi di paglia: a due anni dallo scandalo, un uomo sta conducendo uno sciopero della fame in carcere gridando la sua innocenza (“se denunciare un reato alla polizia è considerato un crimine…. allora viviamo in una società davvero pericolosa”, ha dichiarato Zhao) e migliaia di famiglie sono state risarcite per le gravi patologie di cui sono vittime i figli. 2000 yuan per ogni bambino. All’incirca 210 euro.