Rassegna stampa cinese del 16 giugno 2015

ESTERI
Cina metterà sul piatto investimento multimiliardario in un fondo infrastrutture UE durante il vertice del 29 giugno a Bruxelles, dice la Reuters: http://reut.rs/1MFltVm

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lu Kang, ha affermato che sarà completato fra poco il progetto dell’ampliamento di alcune isole con stanziamento militare dell’arcipelago di Nansha: http://bit.ly/1R3rg8C

INTERNI
Sono finiti i lavori di recupero del traghetto affondato nel fiume Yangtze: http://nyti.ms/1IGK8rO

SOCIETÀ
Milioni di funzionari pubblici dovranno studiare antichi classici come parte di un corso di indottrinamento patriottico che vuole sviluppare il loro talento e la loro morale.: http://bit.ly/1ejuzfK

Dopo l’allentamento della “politica del figlio unico”, circa 40.000 coppie di Pechino hanno chiesto di avere il secondo figlio, un numero molto al di sotto delle aspettative (speranze?) del governo: http://bit.ly/1JR75vF

Nella provincia del Fujian è stato creato un corso che insegna ai figli dei cinesi ricchi come comportarsi: http://on.china.cn/1cXX01q

Un’inchiesta sull’industria della carne di cane portata avanti da una ONG ha riaperto il dibattito pubblico sulla legittimità della vendita e del consumo di questo prodotto in Cina: http://bit.ly/1J0SP3k

VIDEO
Come contare i soldi velocemente (piuttosto incredibile): http://on.china.cn/1Ii1RTP

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La Società di Mutuo Soccorso dei giornalisti cinesi

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L’idea è antica e semplice. Se un giornalista rimane ferito sul campo oppure si ammala gravemente, i suoi colleghi per sostenerlo gli doneranno mensilmente dai 10 ai 100 yuan. Una volta ristabilitosi, il professionista dovrà a sua volta adoperarsi personalmente per il funzionamento dell’associazione di auto mutuo aiuto. Un meccanismo così semplice che non sembrava realizzabile nemmeno al suo ideatore, il fotoreporter Fu Ding. Prima di postare la proposta sulla sua bacheca di Weibo (il Twitter cinese), non avrebbe scommesso un soldo sul consenso di qualche collega. E invece si è dovuto ricredere. In poche ore le adesioni si sono moltiplicate e dopo soltanto una settimana i giornalisti che hanno risposto all’appello erano già 350. Dalla rete è emersa ancora una volta una delicata tematica: la difesa professionale dei lavoratori cinesi del mondo dell’informazione, a tutt’oggi privi di un vero organo di tutela, se si esclude la governativa All-China Journalists Association, per molti un puro dipartimento con compiti di propaganda. Sempre più spesso, in Cina, il lavoro dei giornalisti è duramente ostacolato e si moltiplicano gli episodi di violenza che vedono coinvolti i reporter più audaci e coraggiosi. A detta di alcuni fotografi, il momento del primo pestaggio è diventato una tappa obbligata della carriera, una sorta di battesimo professionale.

Gli operatori dei media che non hanno ancora subito pressioni o violenze, in realtà, sono stati più semplicemente corrotti, alimentando la sfiducia della gente sull’operato di giornali e telegiornali. Fece scandalo, qualche anno fa, la foto che immortalava gli inviati speciali sul luogo di un disastro in una miniera in fila davanti al padrone dell’impianto per ricevere la classica mazzetta e mettere a tacere le polemiche sulla sicurezza degli operai.

Giornalisti come Fu Ding sono disposti a giurare sull’onestà di gran parte della categoria, che però deve fare i conti con la grama realtà di una professione estremamente usurante. Orari pazzeschi, corse ad ostacoli, nessuna tutela legale, lavori minuziosi non pubblicati perché scomodi, infinite pressioni affinché le notizie siano sempre e soltanto buone notizie.

Fu Ding ammette di essere mosso altresì da una motivazione personale. Il suo giovane collega, il ventisettenne Chen Kun, è gravemente malato. Insieme i due hanno eroicamente raccontato ai cinesi il dramma del terremoto del Sichuan. Chen Kun si è distinto in particolare per essersi preso cura del figlio di una donna rimasta intrappolata sotto le macerie. Ora è lui ad aver bisogno dell’aiuto dei cinesi. Almeno di quelli che condividono il suo stesso mestiere.

Donne (cinesi) che odiano gli uomini

Agli uomini cinesi mancano le donne. Ma non c’è niente di romantico. Entro il 2020, a causa di trent’anni di aborti selettivi causati dalla politica del figlio unico, 24 milioni di maschi cinesi resteranno scapoli. Il più importante think tank del paese ha definito lo squilibrio dei sessi tra i nuovi nati il problema demografico più grave che la Cina si troverà ad affrontare, seguito dal precipitoso invecchiamento della popolazione.

Il rapporto maschi-femmine oggi è arrivato a 119 ragazzi per ogni 100 ragazze, rispetto alla media mondiale di 107 a 100. In alcune zone, ha addirittura raggiunto la proporzione di 130 a 100.

L’artista visivo e fotografo di moda Han Junwei, nel suo lavoro “Dilemma di una ragazza cinese”, ironizza sul problema, mostrando l’altro lato della medaglia: l’imbarazzo della scelta per la donna moderna.

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