Un tuffo nell’inquinamento cinese

La Cina è il paese che inquina di più al mondo. Si è guadagnata questo titolo poco lusinghiero soprattutto a causa della forte dipendenza dal carbone come fonte d’energia per la sua vertiginosa crescita economica. Nonostante i recenti inviti dei leader a utilizzare sempre di più fonti di energia pulita, infatti, il conveniente combustibile fossile rimane il principale motore della corsa del Celeste Impero.
Greenpeace ha da poco rilasciato una relazione che fornisce un’immagine concreta di quanto grave sia l’inquinamento che deriva dall’uso massiccio di questa risorsa mineraria. In Cina, gli impianti per la produzione elettrica da carbone generano una quantità di ceneri tossiche in grado di riempire un’intera piscina olimpica ogni due minuti e mezzo, per un totale di almeno 375 milioni di tonnellate all’anno.
Il vero problema in Cina, secondo il gruppo ambientalista, sta nel fatto che la maggior parte dei 1400 impianti termoelettrici attivi nella Repubblica Popolare non rispetta i regolamenti relativi allo smaltimento di queste sostanze. La conseguenza principale è la loro dispersione nell’acqua e nell’aria, che causa l’erosione dei già scarsi terreni e la contaminazione delle risorse idriche, e contemporaneamente danneggia la salute delle persone e la qualità dell’ambiente.
La ceneri di carbone, in caso di venti forti, possono diffondersi nell’aria giungendo fino a 150.000 chilometri di distanza.

2020: 200.000.000 di auto sulle strade cinesi

Secondo il “China Securities Journal”, che cita fonti governative, nel 2020 circoleranno in Cina 200 milioni di veicoli. Incalcolabili gli effetti che una tale crescita potrà provocare sull’ambiente e sulla sicurezza energetica della nazione asiatica. Viva preoccupazione è stata espressa, nel corso di un forum internazionale dell’industria automobilistica tenutosi nei giorni scorsi a Tianjin, da Wang Fuchang, del Ministero dell’Industria. La Cina sta lottando per emanciparsi dagli effetti nefasti della crisi mondiale, che ha provocato un drastico ridimensionamento nel 2009 anche per l’industria automobilistica. Dopo un ulteriore rallentamento nel corso del secondo trimestre del 2010, il mercato si è brillantemente risollevato in agosto grazie agli incentivi promossi dal governo per le auto ecologiche.

Il gigante asiatico ha da tempo raccolto la sfida per la produzione di auto elettriche e a basso consumo energetico in quella che Wang ha definito “una questione vitale per il settore”. “Adotteremo misure per promuovere l’innovazione e aiutare le nostre imprese a dotarsi delle tecnologie necessarie. Predisporremo linee guida e offriremo incentivi per accelerare lo sviluppo”, ha aggiunto il funzionario.

Nel 2009 la Cina ha superato gli Stati Uniti diventando il primo produttore al mondo di automobili e il primo mercato del settore.

Il funzionario del Ministero dell’Ambiente, Liu Zhiquan, nel corso del medesimo forum, ha messo in guardia dai rischi di uno sviluppo così imponente. Una città cinese su cinque soffre di grave inquinamento dell’aria, mentre oltre un terzo delle 113 principali città non ha raggiunto gli standard qualitativi dell’aria fissati al livello nazionale.