RMBCity, l’opera di Cao Fei su Second Life

Il reportage del mio viaggio a RMBCity, città creata su Second Life dall’artista cinese Cao Fei, pubblicato a pagina 97 di “Diario” di maggio 2009.

Welcome in Second Life. Logging in… Connecting to Region… Loading… Segue un tonfo nell’acqua. Con il mio avatar mi alzo in volo e mi accorgo che sono atterrata in una grande piscina che ricorda terribilmente piazza Tiananmen. Anzi, è piazza Tiananmen. Lo prova la Porta della Pace Celeste, spogliata della famosa effigie di Mao, che si erge dritta davanti a me. Alle mie spalle ecco una scala mobile. Ci salgo, i colori dell’alba illuminano il Monumento agli Eroi del Popolo che si fa sempre più vicino. Alzo lo sguardo. Sulla sua sommità sta appoggiata in bilico un’enorme ruota di bicicletta che fa venire in mente il tradizionale mezzo di trasporto dei pechinesi, ma anche la ruota panoramica da guinnes dei primati – 208 metri, 1920 posti a sedere – che presto verrà inaugurata nella capitale.
Mi trovo a RMB City, la città allegoria della metropoli cinese contemporanea creata su Second Life da Cao Fei, nome emergente della scena artistica del Celeste Impero.
La politica di riforma e apertura economica varata da Deng Xiaoping alla fine degli anni ‘70 e la conseguente vertiginosa ascesa mondiale del mercato cinese hanno provocato in tempi brevissimi sconvolgimenti epocali in tutto il paese. Cao Fei, classe ‘78, è nata e cresciuta a Canton, cuore nevralgico di una zona rurale, il delta del Fiume delle Perle, diventata in poco più di vent’anni il maggiore centro di produzione manifatturiera nonché la regione traino dell’economia della Cina. Come i suoi coetanei, ha toccato con mano gli effetti della modernizzazione selvaggia e fin da piccola ha subìto il condizionamento degli influssi pop stranieri (cartoons giapponesi, pubblicità occidentali). Ha visto da vicino la sua città e altre aree del paese cambiare fisionomia, rinnovarsi, snaturarsi, mescolarsi al resto del mondo. Fa quindi parte di quella che lei stessa ama definire la between generation, ovvero la generazione cresciuta in una cultura ricca di contraddizioni, sospesa tra passato maoista e futuro capitalista. A partire dall’opera Cosplayers del 2004, una serie di surreali ritratti di ragazzi travestiti da manga in posa davanti a sfondi metropolitani, si è occupata di indagare lo straniamento che la rapida metamorfosi della cultura urbana ha prodotto nei giovani cinesi. Un’alienazione che si esaspera fino a diventare fuga: dal reale nel virtuale. Dal 2006 Cao Fei ha elevato il mondo di SL a territorio di ricerca artistica. Ne sono nati il documentario iMirror, riflessione sulla dicotomia reale-virtuale, presentato alla 52ª Biennale di Venezia, e il progetto di RMB City, ovvero la creazione di una città utopica dove poter congelare, e quindi fissare, lo spasmodico inseguimento della modernità avvenuto in Cina.
“Il nome RMB City deriva da renminbi, la valuta cinese che letteralmente significa moneta del popolo”, mi spiega China Tracy, l’avatar alter-ego di Cao Fei che incontro accanto al mercato della frutta di RMB City. “È quindi da un lato la Città del Popolo, ovvero una comunità aperta a tutti, dall’altro una città che si regge sull’economia. Non solo, è anche un luogo da ricordare (Re-Mem-Ber), poiché è formata da simboli in cui riconoscersi”.
Mi avvolge ora una sottile nuvola di fumo nero. Esce da un’alta ciminiera che, assieme alla riproduzione dell’Oriental Pearl Tower di Shanghai, domina l’isola su cui sorge RMB City. Noto il fiume, su cui fluttua una bottiglia gigante di Erguotou, il marchio di grappa più diffuso in Cina. Seguo il corso dell’acqua. Sorvolo prima la Diga del Popolo, chiaro rimando a quella delle Tre Gole, poi uno stagno, costituito da un imponente water nel quale un pesce rosso non smette di guizzare, e infine il porto della città, dove continuo è il via vai dei container. In lontananza scorgo dei palazzi, decido di scendere a terra. Passeggio tra le villette di un quartiere: è il villaggio Huaxi della provincia del Jiangsu, sintesi riuscita tra collettivismo socialista e capitalismo moderno; mi perdo a contare i panni stesi penzolanti dalle finestre di edifici uguali ai condomini popolari di Shanghai, faccio una corsa sulla pista dello Stadio del Popolo, simile al National Stadium di Beijing 2008. Sopra di me galleggiano nell’aria un aerostato a forma di panda e il palazzo progettato dagli architetti Rem Koolhaas e Ole Scheeren, futura sede della Tv nazionale cinese, appeso come un burattino ad una mastodontica gru gialla. All’orizzonte, distinguo l’Isola dello Shopping: un enorme carrello della spesa con dentro un Buddha dorato e tre grattacieli. Esploro la costa. Passo sopra a scarichi che rilasciano rifiuti tossici in mare, a cantieri, a tralicci dell’alta tensione, a spiagge, a risaie e mi accorgo che la vasca di piazza Tiananmen è sorretta da colossali colonne che poggiano sui cingoli di un carro armato. Intorno a me, silenzio: RMB City è una Cina che non brulica di corpi. Incontro pochi avatar. Alcuni sono stranieri. Uno mi dice di essere cinese. Frequenta SL per migliorare l’inglese. Mi parla di politica, dice di essere critico nei confronti del suo governo, ma ci tiene a farmi sapere che sostiene le ragioni della Cina nelle controversie tibetane.
RMB City, come recita il suo manifesto, è «una città fatta solo di eccezioni, preclusioni, contraddizioni, incongruenze e controsensi», citazione esplicita del Marco Polo delle Città Invisibili di Calvino. È uno specchio virtuale che, nonostante rifletta solo parzialmente ciò che sono diventate le città cinesi reali, funge da memoria e da inconscio collettivo. Senza darne l’immagine completa, racconta le contraddizioni del presente; senza richiamarne fedelmente le reminescenze (impossibile non notare l’assenza della Grande Muraglia e dell’esercito di terracotta), allude al passato. È, infine, intuizione del futuro. Un futuro che però rimane velato di malinconia e assomiglia al missile spaziale su cui faccio salire il mio avatar alla fine della peregrinazione in SL: puntato verso il cielo, pronto a decollare verso una meta sconosciuta, per un viaggio di sola andata.