Torna a casa, figlio unico

空巢 Kōng cháo, letteralmente nido vuoto, è il modo di dire che si usa in Cina per descrivere il fenomeno, sempre più comune, degli anziani lasciati soli. I loro figli sono costretti ad allontanarsi per motivi di lavoro oppure sono troppo impegnati per andarli a trovare. Il problema, causato principalmente da 30 anni di politica del figlio unico e dall’affievolirsi del valore un tempo indiscutibile della pietà filiale, si sta facendo sempre più pressante, mentre la popolazione anziana della nazione aumenta. I risultati del recente censimento hanno mostrato che nel 2010 il 13,26 della popolazione del Paese aveva più di 60 anni di età, un aumento di quasi il 3 per cento rispetto al 2000. Accade spesso che la solitudine dei vecchi cinesi sfoci nella depressione. In un sondaggio rivolto a 4900 anziani con più di 55 anni che vivono in aree urbane, quasi il 40 per cento si è dichiarato vittima di stati depressivi, il 30 per cento in più rispetto a 20 anni fa. Per arginare il problema, il Law Enforcement Inspection Committee, un gruppo associato al Comitato permanente del Congresso Nazionale del Popolo, medita di rivedere la “Legge di protezione dei diritti e degli interessi degli anziani” proponendo l’inclusione di una nuova politica: 常回家看看 Cháng huí jiā kàn kàn, ovvero “torna spesso a casa a fare visita [ai tuoi genitori]”. Nella bozza del nuovo articolo i legislatori scrivono “i membri della famiglia non devono ignorare e isolare gli anziani, soprattutto quelli che vivono separati dai propri cari, e devono andare a fargli spesso visita.” In Cina c’è già chi storce il naso davanti a una regola troppo vaga e relativa ad un ambito così legato alla morale individuale dei singoli, ma sarà interessante capire se verrà effettivamente varata e quali sanzioni prevederà.

(fotocopertina di Giada Messetti)