Pippone a una sinistra che fa il gioco di Grillo e che io non capisco più

3Più leggo post, commenti, tweet, più mi vien da domandarmi “Ma quindi? Cosa volete?”. Tutti bravi a criticare, tutti costituzionalisti, tutti che sanno tutto… e poi? E poi, cosa avreste fatto/fareste voi?

Vorrei provare a ragionare con chi in questi giorni ha passato i pomeriggi e le serate a scrivere commenti al vetriolo contro Renzi. A prescindere da Renzi. Sì, mi rendo conto, sembra un discorso assurdo. Scrivo perché voglio davvero capire cosa spinge alcune persone che si definiscono di sinistra a prendere posizioni tanto livorose nei confronti della sinistra.

Cerco di andare per ordine. Partiamo dal principio di realtà: l’Italia sta attraversando uno dei momenti più drammatici della storia repubblicana sotto tutti i punti di vista: economico, politico, culturale. Al potere c’è un governo di larghe intese che è lì non perché qualcuno l’abbia voluto, ma perché le ultime elezioni, grazie al Porcellum, hanno restituito al paese una situazione di ingovernabilità e, di conseguenza, di immobilità pressoché totale. Il premier Letta, da mesi, si trova a rispondere ai ricatti di Brunetta, piuttosto che di Alfano, piuttosto che di Berlusconi, ma non può fare altrimenti, perché l’unica alternativa è la crisi di governo, totalmente inutile e molto dannosa in un momento come questo, soprattutto perché non si vede all’orizzonte una soluzione valida all’attuale ingovernabilità. Molti hanno passato mesi a lamentarsi del governo di larghe intese, ma l’unico urlo che si è alzato dalla folla è sempre stato sterile, una non soluzione: riandare ad elezioni con il porcellum. Inutile spreco di tempo e soldi. I sondaggi dicevano chiaramente che il quadro sarebbe stato esattamente uguale a quello di adesso con la differenza che magari al posto di Letta ci sarebbe stato, che so, Fitto. Direi non praticabile. Bene, andiamo avanti.

A dicembre il Pd, l’unico partito veramente democratico che ci ritroviamo in questo disgraziato paese (ricordiamolo), ha fatto le primarie. Tre milioni di persone sono uscite al freddo e al gelo e sono andate a votare. Quasi due milioni di persone hanno votato per Renzi. (Fa specie notare che tanti di quelli che adesso criticano Renzi e il Pd non sono andati a votare. Trovo che sia molto facile chiamarsi fuori quando si tratta di essere costruttivi e salire invece sul palco a urlare quando si tratta di essere distruttivi… Mi ricordano qualcuno. Se non hai votato il Pd, perché ti lamenti di quello che fa? Non capisco). L’8 dicembre Renzi ha vinto le primarie ed è legittimamente diventato il segretario del Pd. Cuperlo, Fassina, Orfini etc. etc. hanno perso. Tutto chiaro fino qui? Cosa succede dopo l’8 dicembre? La Consulta boccia definitivamente il Porcellum, dichiarandolo incostituzionale, e restituisce al paese una legge elettorale proporzionale che tutti aborrono.

Prima di proseguire, ricordo che la legge elettorale è la riforma più urgente. Addirittura, se vogliamo dirla tutta, il cosiddetto “governo di servizio” di Letta sarebbe nato anche è soprattutto con lo scopo di cambiarla, ma finora niente di fatto. Memore di questa urgenza, il segretario del partito che ha la maggioranza all’interno del governo decide quindi di proporre tre modelli di legge elettorale e comincia a cercare l’accordo con i vari alleati e con l’opposizione. Perché lo fa? Perché stiamo parlando della legge elettorale, e quindi delle fondamentali regole del gioco e quindi è politicamente saggio, maturo e corretto cercare la maggioranza più ampia possibile, anche per evitare futuri ricatti o ambiguità. Nel 2006 il Porcellum passò senza il favore dell’opposizione (che allora era la sinistra) e ci fu da quella sponda – e giustamente – un moto di indignazione generale. Perché questa volta dovrebbe essere diverso? Una cosa è sbagliata se la fa destra e la stessa cosa è giusta se la fa la sinistra?

Quindi che succede? Il segretario del PD incontra Berlusconi. Sceglie di farlo nella sede del partito perché è giusto farlo lì: in questo momento il Pd è più forte ed è corretto che sia Berlusconi ad andare dal Pd e non il Pd ad andare da Berlusconi. Ma no, non va bene, anche su questo la sinistra ricama una polemica inutile e strumentale: onta, sacrilegio, vergogna! Peccato per il piccolo dettaglio che Berlusconi sia tuttora il capo di Forza Italia e sia assolutamente necessario avere un dialogo con lui per trovare un accordo il più possibile condiviso e fare la cosa giusta. Di nuovo: la fa da padrone il principio di realtà. Berlusconi non ci piace? Benissimo, ma non possiamo decidere noi che lui non è il capo del secondo partito d’Italia, perché lui, nonostante tutto, è il capo del secondo partito d’Italia.

Il segretario del Pd trova l’accordo con Berlusconi. Cosa praticamente mai successa negli ultimi 10 anni di vita politica. Si potrebbe gridare al miracolo, se non fosse che la legge che salta fuori non è la legge elettorale dei nostri sogni. Né di noi elettori o simpatizzanti del centro sinistra, né del Pd, ma sapete com’è, quando bisogna trovare un compromesso, tocca rinunciare alla perfezione, purtroppo. La botte piena e la moglie ubriaca, nella realtà, non sono un concetto applicabile. Trovato l’accordo con Berlusconi, il segretario Pd presenta la legge in direzione Pd, dà il via alla discussione e chiede il voto dei delegati. Ascoltando i vari interventi è evidente che, a parte una minoranza (che è appunto una minoranza), sono tutti d’accordo: la legge non è un capolavoro, ma forse è una legge che garantirà la governabilità e che va bene anche alla destra (per chi se lo fosse già dimenticato, prima ho spiegato perché è fondamentale il beneplacito della destra). Ha alcuni aspetti positivi e altri negativi. Certo, a molti non va giù la “questione preferenze”. A questi molti mi vien da dire che il Pd ha già dichiarato che organizzerà le primarie per decidere i nomi in lista (che sia stato B a imporre le liste bloccate stile Porcellum non è venuto proprio in mente a nessuno, eh?) e soprattutto mi vien da ricordare che le preferenze non sono per forza un bene assoluto (vedi qui). Beneficio del dubbio.

Alla fine della discussione, c’è la votazione. 111 favorevoli e 34 astenuti (anche qui, che vuol dire astenuti? Vi fa schifo la legge? Votate contro, perché vi astenete?). Direi che la maggioranza si è espressa e, a casa mia, come in tutti i sistemi democratici del mondo funziona proprio così: dopo uno scambio di idee, per poter essere operativi serve una sintesi. In questo caso la sintesi è il voto. E nel voto, la maggioranza vince. E invece no, per il segretario del Pd non funziona così. Oggi ho letto le motivazioni delle dimissioni di Cuperlo, ieri sera ho sentito definire il segretario “un uomo solo al comando” e il Pd “un altro partito personale”. Quest’ultima definizione paragona il partito che fa le primarie, convoca la direzione, discute e mette al voto le proposte ad altri due partiti di proprietà dei rispettivi capi, dove non è concesso dissentire, né votare, né convocare direzioni. Ma davvero, dal vostro punto di vista, aprire la discussione su una legge e farla votare da 150 persone, rispettando il voto della maggioranza, significa “essere un despota solo al comando”? O magari siete ancora più in malafede e pensate che il segretario abbia pagato i delegati perché votassero come voleva lui? (ormai mi aspetto qualunque cosa…)

Giunti fin qui, i fatti sono questi: Ci ritroviamo con una proposta di legge elettorale con dei difetti, ma condivisa da tutti (mai successo prima d’ora. Sono solo 6 anni che cerchiamo un accordo con la destra sulla legge elettorale), quindi votabile in Parlamento. Se la si dovesse votare e la legge dovesse passare, prima o poi si andrebbe ad elezioni. Questo giro, si rischierebbe addirittura di vincerle, le elezioni, sancendo – questa volta sì – la vera fine politica di Berlusconi. Ma invece no. Si preferisce dare addosso, senza mai proporre niente (sinceramente l’argomento “io non sono un politico, sta a loro fare le proposte” non sta in piedi. Quando ti senti il primo della classe nel poter criticare, dovresti sentirti anche il primo della classe nel sapere cosa sarebbe meglio fare). Faccio fatica a capire perché non ci si fermi mai a pensare che l’alternativa alla vittoria del centro sinistra alle prossime elezioni sia la solita vittoria della destra o addirittura la vittoria del partito che ha un vicepresidente della Camera che non sa come funziona il Parlamento italiano, per dirne una. Poi, certo, il dubbio che ultimamente mi viene è che tutto questo odio nei confronti del Nuovo – perché questo è, checché se ne dica – in realtà nasconda il desiderio inconscio che non cambi niente. E’ rassicurante non muoversi, stare fermi, non rischiare, non mettersi in gioco e non tentare di andare avanti. Si fa molta più fatica a fare il contrario perché bisogna guardarsi allo specchio e fare i conti con la propria identità. E capisco (cioè, mica tanto…) sia molto più poetico e affascinante restare aggrappati a schemi di trenta anni fa, piuttosto che sporcarsi le mani e accorgersi che – da un certo punto di vista grazie a Dio – certe ideologie sono crollate e certe condizioni (culturali, economiche, lavorative) non esistono più. Non mi è chiaro perché tanta gente che si dice di sinistra si spinga a tirare così tanta acqua al mulino dell’antipolitica. Grillo ringrazia, lo sapete, vero?

Sono la prima a criticare il Pd quando sbaglia, però trovo davvero pericolosa questa volontà distruttiva in un momento in cui l’unità del Pd  e il suo “successo” dovrebbero essere una priorità, si pensasse davvero al bene del paese.