La separazione delle acque: un nuovo miracolo cinese

Trasporterà 44.8 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno. Costerà 45 miliardi di euro, il doppio rispetto alla famosa diga delle Tre Gole, ma il prezzo potrebbe aumentare. Sarà, a detta di qualcuno, il più grande progetto ingegneristico cinese dopo la Grande Muraglia. Sconvolgerà per sempre la geografia idrica della Cina.

Il South-North Water Diversion Project mira a deviare l’abbondante acqua di un Sud del paese spesso vittima di inondazioni e alluvioni, verso un Nord sempre più esposto alla desertificazione.
L’idea originale è stata addirittura di Mao. Nel 1952 disse “l’acqua del sud è abbondante, l’acqua del nord scarsa. Se fosse possibile, prendere in prestito un pò d’acqua andrebbe molto bene” e da allora generazioni di ingegneri hanno lavorato per concretizzare il suo pensiero.
Il progetto completo prevede la costruzione di tre percorsi principali, formati da canali, gallerie e acquedotti. Due porteranno l’acqua nell’area della capitale, il terzo nel nordovest del paese.
La via orientale, che dopo una serie di ritardi si ritiene sarà pronta nel 2013, ripercorre lo storico Gran Canale del VII secolo d.c. che collegava Hangzhou a Pechino. Sarà lunga 1155 km. L’acqua di un importante ramo del Fiume Azzurro attraverserà lo Shandong prima di passare sotto il Fiume Giallo tramite un tunnel e arrivare alla città porto di Tianjin.
La via centrale porterà l’acqua dalla riserva Danjiangkou sul fiume Han attraverso le province dello Henan e Hebei fino a Pechino, per circa 1267 km. Nei pressi di Zhengzhou, capoluogo provinciale dello Henan, è stato scavato un canale largo 1000 metri e profondo 180 metri che permetterà, anche qui, all’acqua di passare sotto il Fiume Giallo. A causa della scarsità d’acqua della riserva Danjiangkou, di recente è stato proposto di raccogliere acqua dalla diga delle Tre Gole in modo da soddisfare la domanda idrica di questa parte del progetto. I lavori su questa tratta dovrebbero concludersi nel 2014.
La via occidentale dovrebbe essere costruita a partire da quest’anno sull’altopiano Tibetano a 3000-5000 metri d’altitudine, ma è quella che ha più probabilità di non venire mai realizzata. Se venisse portata a termine, 4 milioni di metri cubi d’acqua di tre tributari del Fiume Azzurro (Tongtian, Yalong e Dadu) verrebbero deviati nel Fiume Giallo.
Il monumentale progetto ha scatenato e scatena molte preoccupazioni.
E’ stato accusato di sconvolgere l’ecosistema fluviale, la vita di pesci e uccelli e di danneggiare importanti siti archeologici dell’area che viene considerata “la culla della civiltà cinese”. Nel 2009, inoltre, è cominciato lo sfollamento delle persone che abitano nelle zone interessate dal progetto. Si parla già di centinaia di migliaia di “rifugiati”.
A rendere il progetto ancora più controverso è il fatto che potrebbe rivelarsi inutile. Secondo alcuni report di luglio, infatti, l’acqua del South-North Water Diversion Project, nonostante i circa 400 impianti di trattamento depurativo, è talmente inquinata che potrebbe risultare poco sfruttabile, soprattutto per quanto riguarda la via orientale, situata nella zona costiera del boom delle fabbriche.
Per ora, però, i lavori proseguono. Al momento non è permesso il lusso di pensare alla qualità dell’acqua, è più importante la quantità. La sete di Pechino, infatti, si fa sempre più grave man mano che il numero dei suoi abitanti aumenta. Con i suoi 19.7 milioni di abitanti, la capitale sarà a corto di circa 300 milioni di metri cubi d’acqua finché il percorso centrale del progetto di diversione delle acque non sarà completato nel 2014.
Storicamente, gli imperatori e i dirigenti cinesi hanno sempre attribuito molta importanza ai progetti idraulici perché considerati un segno tangibile dell’abilità dei regnanti.