La Cina conta (anche me)

Quelli di Caterpillar mi hanno chiesto di raccontare sul loro blog la mia esperienza di italiana che vive in Cina alle prese con il Censimento 2010. Ne è nato questo raccontino autobiografico che nel suo piccolo completa un discorso più ampio e serioso già affrontato su offiCina.

Sapevo che prima o poi sarebbero arrivati anche da me. Per più di due mesi ho incrociato articoli, slogan, cartelloni pubblicitari e ho addirittura ricevuto telefonate e sms che me lo ricordavano. Dal 1 al 10 novembre 6 milioni e mezzo di addetti si sarebbero distribuiti in ogni angolo del paese per portare a termine il più grande censimento della storia.

“Collaborate con gli addetti al censimento”, “il censimento serve alla nazione, ma anche ai cittadini”, “partecipate al censimento”, “portare a termine positivamente il censimento per servire la causa della costruzione di una Pechino armoniosa”… Ero pronta. Mi aspettavo arrivassero minimo tre persone in uniforme, sfoderassero un lungo elenco di domande, mi controllassero i documenti, mi espellessero per aver parlato di Liu Xiaobo a Caterpillar. E invece… niente di tutto questo. Un timido toc toc mi ha distolta dal lavoro un pomeriggio della scorsa settimana. Fuori dalla porta, una ragazza poco più che ventenne ancora più timida del suo bussare. Stupita che la facessi entrare senza fare storie e con il sorriso sulle labbra. Mi sa che è proprio vero che durante il censimento di quest’anno la gente è stata diffidente e ha aperto la porta – se l’ha aperta – controvoglia per timore di rilasciare informazioni personali al governo. Le ho offerto qualcosa da bere. Non ne ha voluto sapere. Si è seduta sul divano pezzato dalmata che occupa gran parte del salotto (scelta di arredamento della padrona di casa) e ha cercato il mio nome su una lunga lista. In meno di 45 secondi ha compilato il modulo: sesso, nazionalità, periodo di permanenza in Cina… Non ha voluto il mio nome italiano, solo quello cinese. Saiyu. Ho firmato. Si è alzata e prima di lanciarsi verso la porta per uscire mi ha dato gli “omaggi per la collaborazione”: un piccolo asciugamano rosa e due borse di tela per fare la spesa ecologica firmati “China Population Census”. Non ho fatto in tempo a scattarle una foto per testimoniare il momento storico che era già scivolata dentro il buio del pianerottolo.

Quando sentirete di quegl’unmiliardoquattrocentocinquantamilionisettecentotrentatremiladuecentoventuno abitanti… Beh, quell’uno sono io!

Giada Messetti, corrispondente 0083 da Pechino