La banca cinese (AIIB) è differente?

Lo scorso ottobre a Pechino è stata fondata la Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture (AIIB), un’istituzione finanziaria a guida cinese che si prefigge lo scopo di fornire e sviluppare progetti di infrastrutture – trasporti, energia e comunicazioni – in tutta l’Asia. In Italia non se ne è parlato molto, nonostante il nostro paese sia uno dei 57 fondatori. Gli Stati Uniti non hanno accettato di buon grado l’idea che diverse nazioni europee (oltre a noi, tra gli altri, hanno aderito Gran Bretagna, Francia, Germania) siano entrate a far parte dell’AIIB. Il “Financial Times” ha scritto nero su bianco che l’iniziativa dell’AIIB, “lanciata dal presidente cinese Xi Jinping, è uno degli elementi di un’offensiva più ampia di Pechino per creare nuove istituzioni economiche e finanziarie che ne accresceranno l’influenza internazionale”. Non è un mistero, infatti, che molti osservatori occidentali ritengano la creazione dell’AIIB un tentativo della Cina di spezzare il monopolio di Istituzioni come la Banca centrale, il Fondo monetario internazionale (americane) e la Banca Asiatica (giapponese).
Secondo un comunicato pubblicato lo scorso 22 maggio, dopo la riunione dei 57 rappresentanti dei paesi fondatori a Singapore per “concludere le discussioni e finalizzare gli articoli dell’accordo”, l’AIIB sarà operativa entro la fine del 2015. La Cina sarà il principale azionista e probabilmente deterrà il 25-30% delle azioni, l’India il 10-15%.

Nei giorni scorsi il Festival dell’Economia di Trento ha ospitato un interessante incontro con James M. Boughton, storico ufficiale del Fondo Monetario Internazionale.
Non ho resistito e gli ho rivolto una domanda. Purtroppo, invece che chiedergli direttamente se secondo lui la AIIB nasca in contrapposizione con il FMI, mi sono limitata a chiedergli un commento sulla nascita della nuova banca.
Boughton mi ha dato una risposta molto diplomatica, come se neanche lui fosse sicuro di cosa possa veramente comportare questa mossa cinese. “Se una banca di sviluppo regionale è collegata al processo globale, persegue uno scopo positivo. Se invece si mette in competizione con l’ordine precostituito, ovvero con le istituzioni che esistono e operano già, si viene a delineare una situazione poco chiara che può essere risolta in due modi: migliorando le istituzioni globali o creando all’interno di esse uno spazio per le istituzioni regionali. Trovo incoraggiante il fatto che la Cina voglia mettere a disposizione così tante risorse”.
A sua volta Federico Rampini, anche lui ospite del Festival di Trento, ha definito l’attuale presidente della Repubblica Cinese Xi Jinping “il leader più forte dai tempi di Deng Xiaoping” e ha sottolineato come noi siamo le prime generazioni che sperimentano, dopo 5 secoli di egemonia occidentale, lo spostamento del pendolo della Storia verso Oriente.
La nascita di un’istituzione del genere non può che essere l’ennesimo segnale di questo spostamento. Ne vedremo delle belle.

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