La crisi sino-giapponese in 3D

Cina e Giappone sono sempre più ai ferri corti. A dieci giorni dalla confisca di un peschereccio cinese in acque territoriali contestate al largo delle isole Diaoyu da parte della marina del Sol Levante, i toni dello scontro verbale si sono fatti sempre più duri e le minacce diplomatiche hanno subìto una costante escalation. Ad aggravare le tensioni ha contribuito anche la morte di un panda cinese in uno zoo giapponese, avvenuta durante  una procedura di raccolta di sperma.

L’equipaggio del peschereccio cinese è già stato rilasciato, ma il capitano  Zhan Qixiong è ancora agli arresti con l’accusa di “aver ostacolato una forza pubblica”.

Manifestazioni anti nipponiche si sono verificate in diverse città cinesi, accompagnate dall’interruzione dei contatti tra i canali diplomatici ufficiali.

Il premier Wen Jiabao, in visita a New York per partecipare alla conferenza delle Nazioni Unite, ha evitato di incontrare il suo omologo giapponese e ha esortato il Giappone a liberare immediatamente e incondizionatamente il capitano del peschereccio.

Next Media Animation, l’azienda di Taiwan famosa per le sue ricostruzioni delle news in 3D, propone un riassunto “leggero” della vicenda.

Lanterne (a luci) rosse

In Cina se ne parla ormai da mesi. Ora l’attesa dovrebbe essere quasi finita.

Ambientata nei suggestivi vicoli degli Hutong di Pechino, le famose case-cortile della città vecchia, la commedia “Red Light Revolution” racconta la storia di Shunzi, un disoccupato che per sbarcare il lunario decide di aprire un Sexy shop sconvolgendo familiari e vicini e istigando una vera e propria rivoluzione sessuale nel suo quartiere. Il tutto condito con battute, ammiccamenti ed equivoci.

La produzione e la regia sono australiane, ma l’ambientazione e la maggior parte degli attori sono cinesi al cento per cento. Sam Voutas, il regista, durante un’intervista rilasciata all’Indipendent ha affermato di aver trovato l’ispirazione gironzolando per le strade di Pechino: “Mi ha sorpreso vedere quante centinaia di negozi per adulti in più esistano ora rispetto agli anni ’80. Sono aumentati passo passo con la commercializzazione della Cina. Negli anni ‘90 c’era un unico negozio di questo tipo, e sembrava un ospedale. Mi interessava cosa spinge qualcuno a aprire una tale attività. Ho quindi deciso di approfondire il tema utilizzando la commedia”.

Nonostante la Cina sia un paese in cui le pubblicazioni pornografiche di ogni genere sono espressamente illegali e in cui il sesso rimane un tabù, il boom ha coinvolto anche l’industria a luci rosse. La Repubblica Popolare, infatti, produce oggi il 70% dei prodotti erotici destinati ai negozi per adulti in tutto il mondo e sul suo territorio conta più di 200 mila sexy shop. La crescita dell’industria ha inoltre coinciso con un cambio di mentalità della società soprattutto tra i giovani, che sono sempre più aperti e tolleranti nei confronti delle tematiche e delle abitudini legate alla sessualità.

Al momento resta solo da capire se le autorità censorie di Pechino accetteranno di diffondere in patria una pellicola che potrebbe turbare i promotori della cosiddetta “Società Armoniosa”.

Striscia il regime

La scena l’abbiamo vista tante volte anche sui nostri schermi: una troupe fa irruzione a casa di qualche potente per metterne in luce le malefatte, le gaffes, le contraddizioni. Con tapiro o senza, con costume da Gabibbo o senza. Nella migliore delle ipotesi con l’abito elegante delle “Iene”. Nel caso di questo video, risalente ad agosto, la Tv è la Beijing Television, emittente statale, e il bersaglio è il celebre comico Guo Degang, accusato di aver illecitamente ampliato il suo giardino privato sul terreno pubblico. L’intervista degenera presto in un litigio e finisce, complice un nerboruto collaboratore dell’artista, in rissa. A farne le spese i giornalisti.

È il “Los Angeles Times” a raccontare l’episodio, aggiungendo soprattutto un interessante retroscena. L’intervista farebbe parte di una più ampia azione di boicottaggio nei confronti del celebre personaggio, colpevole di aver preso di mira con i suoi pungenti spettacoli il potere nelle sue varie forme.

Grande interprete del “Cross talk”, antica arte cinese che fonde prestazioni comiche con giochi di parole e poesia (in cinese xiangsheng, letteralmente “volto e voce”), Guo Degang è soltanto una delle vittime della campagna di moralizzazione messa in campo dal Governo, per combattere, per usare le parole di Hu Jintao, “le tre volgarità”: la cultura ossessionata dal sesso, priva di cervello e di gusto.

I numeri comici di Guo facevano il tutto esaurito e i suoi numeri comici venivano trasmessi anche nei taxi, tra le sonore risate dei passeggeri. I bersagli dell’artista? La burocrazia, la corruzione, i politici, le star dello spettacolo, gli intellettuali. Gli unici a salvarsi dalla satira feroce di Guo sono i poveri lavoratori, che costituivano lo zoccolo duro del suo pubblico e riempivano i teatri per assistere ai suoi spettacoli.

Fino a ieri, perché oggi la gente – interpellata sulla vicenda del comico – sembra innervosirsi e preferisce parlare d’altro. A fianco di Guo, soltanto il popolo della rete con vari interventi su Twitter o sui blog.

Al momento l’artista tace, non rilascia interviste, fa della beneficenza per recuperare un minimo di popolarità. Il teatro dove era solito esibirsi è chiuso. E non c’è davvero più niente da ridere.

Liu Wei, il pianista che suona con i piedi

Liu Wei ha 23 anni. È privo delle braccia dal giorno in cui a 10 anni, mentre giocava a nascondino con gli amici, ha toccato i fili dell’alta tensione. Oggi Liu Wei è un pianista ed è salito alla ribalta grazie alla sua esibizione nello spettacolo “China’s Got Talent”, la versione orientale del format che in Gran Bretagna ha fatto di Susan Boyle una stella della canzone.

Un successo, la trasmissione partita in luglio, nonostante le malelingue non se la sentano di giurare sulla veridicità di tutte le storie raccontate in onda. Tranne che su quella di questo pianista che prima di esibirsi si toglie i calzini. E che rappresenta un forte messaggio di speranza per tanti spettatori disabili. Liu Wei, infatti, conduce una vita normale. Con gli arti inferiori è in grado di nutrirsi, di vestirsi, di lavarsi i denti, di navigare in internet. E di meritarsi una standing ovation suonando “Marriage d’amour” di Richard Clayderman.

A proposito della sua condizione, Liu Wei è categorico: “Ho da mangiare, ho vestiti da indossare e molte persone che si prendono cura di me. Di cosa dovrei essere insoddisfatto? Ci sono molte persone senza cibo a sufficienza. Io sono molto più fortunato di loro”.