Rassegna stampa cinese 11 dicembre 2015

INQUINAMENTO
Pechino chiusa per smog: http://bit.ly/1ONx5K3

L’allarme rosso da inquinamento ha provocato l’aumento dei consumi mascherine, purificatori dell’aria e preservativi: http://on.wsj.com/1TCD8k4

ECONOMIA
Il 1 dicembre, lo yuan è entrato nel paniere delle valute di riserva del Fondo monetario internazionale: http://bit.ly/1QzIddC

Commenti su yuan entrato nel paniere FMI
La Cina è finalmente diventata maggiorenne (anche se lo era da anni): http://bit.ly/1M6tMYd

INTERNI
Caixin scrive che il miliardario Guo Guangchang, presidente di Fosun group, è irrintracciabile: http://bloom.bg/1NkjWUm

Cina permetterà a 13 milioni di cittadini non registrati (molti nati in violazione di politica figlio unico) di ottenere documenti: http://bit.ly/1OSx5sc

A pagina 2 del Quotidiano del Popolo 9 foto di Xi Jinping (a pag 1 c’erano 11 titoli su Xi, a pag 3 editoriale di Xi): http://on.wsj.com/1Nfpba3

I nati dopo il 1990 in Cina non sanno scrivere i caratteri a mano. http://bit.ly/1MVBRkd

400.000 persone si sposteranno nella periferia di Pechino a causa del trasloco degli uffici amministrativi di Pechino a Tongzhou: xhne.ws/AnQA2

Pechino si trasformerà in una gigantesca area metropolitana con l’estensione della metà del territorio italiano: http://bit.ly/1NR7Cu4

VIDEO
Il “Lago dei cigni” secondo il Great Chinese State Circus. Una cosa incredibile. Totale assenza di gravità: http://on.fb.me/1QzHPf7

GALLERY
Un’idea fotografica per mostrare come è Pechino senza smog: http://bit.ly/1OjNCRv

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Rassegna stampa sullo stop alla politica del figlio unico in Cina

Quando è perché è nata la politica del figlio unico in Cina: http://ti.me/1kei7QY

“Ma finora cosa succedeva al secondo figlio?”. Risponde un pezzo del New York Times: http://nyti.ms/1NJVEFB

Conseguenze della “politica dei 2 figli”: circa 2,5 milioni di neonati e 11.8 miliardi di dollari di consumi in più all’anno: http://bit.ly/1NhUpz5

Sondaggio online. Il 43% dei partecipanti hanno dichiarato di non volere il secondo figlio: http://http://bit.ly/1RGLMx4

Un professore dell’Università di Pechino ha detto che ci vorranno 100 anni per bilanciare popolazione della Cina: http://bit.ly/1Sg6uol

Azioni in borsa delle aziende produttrici di condom sono scese dopo la notizia dello stop alla politica del figlio unico. Sono salite quelle delle aziende di pannolini, latte per neonati e passeggini: http://bit.ly/1Odohhb

I 5 pregiudizi più comuni sulla politica del figlio unico: http://bit.ly/1Sqzo5i

Gallery di slogan di propaganda della politica del figlio unico. “Poche nascite, me buone sono un servizio alla Nazione” e altro: http://bit.ly/1PdNdnx

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Rassegna stampa cinese 30 giugno 2015

ESTERI
Il premier Li Keqiang ieri a Bruxelles: «Tenete la Grecia nell’euro». E spinge per il trattato di investimento Cina – Europa: http://on.ft.com/1FMPkpH

Editoriale del Global Times: Attraverso la Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), la Cina può imparare ad essere la guida http://bit.ly/1T0bFt3

SOCIETÀ
Secondo una nuova ricerca, i cinesi negli ultimi 10 anni sono diventati più alti e più forti: http://on.china.cn/1LzhImt

L’aumento del numero dei divorzi in Cina visto come segno di progresso sociale per le donne: http://bit.ly/1NrISL4

GALLERY
Foto storiche del Tibet: http://bit.ly/1du9MVs

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Rassegna stampa cinese del 22 giugno 2015

ESTERI
Altri 6 “fuggitivi economici” (corrotti) catturati e rientrati in Cina. Da quando Xi Jinping ha lanciato la campagna “Caccia alla volpe” sono già stati catturati 256 sospetti: http://bit.ly/1H86Njn

INTERNI
Ancora dibattito e proteste contro Yulin Dog Meat Festival: http://on.china.cn/1H4Zd7k

Una nuova app per segnalare la corruzione lanciata giovedì scorso ha già ricevuto oltre 1000 segnalazioni: http://bit.ly/1GhcZQl

Il governo cinese ha promesso sostegno ai migranti che tornano nelle loro città di origine e aprono attività: http://bit.ly/1K63XMw

I cinesi sono sempre più interessati allo stile di vita europeo, scrive il China Daily: http://bit.ly/1ItrHUU

Editoriale Financial Times: Per la Cina la fine del partito comunista è vicina. Ma solo di nome http://on.ft.com/1BwrumK

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Deng Xiaoping VS Black Widow

image1Venerdì 15 maggio il botteghino cinese vedrà la sfida tra l’americanissimo “Avengers: Age of Ultron” e il cinesissimo “Mr Deng goes to Washington”.
“Non è un caso”, hanno dichiarato i produttori cinesi, “Deng Xiaoping è la versione cinese dei supereroi”.
Il documentario racconta la storica visita del 1979 del leader cinese negli Stati Uniti. Un tour di nove giorni tra Washington DC, Atlanta, Seattle, Houston, in cui Deng, allora 74enne, presenziò a più di 80 eventi tra ricevimenti, incontri con i politici americani e interviste televisive. Soprattutto, partecipò allo storico summit con l’allora presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter. Si trattò del primo segnale di disgelo tra gli Usa e la Repubblica Popolare Cinese dopo decenni di assenza di relazioni diplomatiche. Un primo gesto di apertura da parte di un paese che durante tutta l’epoca maoista aveva scelto di restare isolato, un passo decisivo verso il famoso “arricchirsi è glorioso” e le riforme che hanno portato la Cina a diventare la potenza che è oggi.
Il documentario alterna materiali d’archivio acquistati dalle maggiori reti Americane (ABC, NBC, CBS) a spezzoni di animazione. Proprio questo aspetto conferisce particolarità al film: per la prima volta in assoluto, in una pellicola cinese, compare un leader politico in versione cartone animato. Un unicum, perché finora le caricature dei personaggi politici erano sempre state ritenute sconvenienti.
deng xiao pingIl regista Fu Hongxing ha dichiarato che è stato complicato arrivare all’uscita del film perché il processo di revisione/controllo delle autorità di propaganda cinesi è durato 6 mesi e ha comportato sei variazioni di montaggio.

Ciononostante, presentare Deng Xiaoping come un eroe della Nazione è il linea con lo storytelling adottato dal Presidente della Repubblica Xi Jinping, che ama presentarsi come suo erede tanto più in una fase nella quale ha dichiarato la lotta alla corruzione tra i suoi principali obiettivi.
Mr Deng goes to Washington” arriva circa un anno dopo un documentario monografico in 48 episodi sulla vita dell’ex presidente, mandato in onda dalla Tv nazionale CCTV.
Sarà interessante capire chi avrà la meglio dopo il primo weekend di programmazione: Deng Xiaoping e Jimmy Carter o Hulk e Iron Man?

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Aggiornamento al 20 maggio 2015: “Avengers: Age of Ultron” stravince al botteghino dopo il primo weekend.

Yes, WeChat. Scaricarne una, per sostituirne 100 (l’app che fa impazzire i cinesi)

smartphoneSono tornata a Pechino dopo quasi 4 anni. L’ho trovato meno cambiata di quanto pensassi, ma alcune novità mi hanno comunque colpito. Una su tutte: l’uso dell’applicazione per smartphone WeiXin, per noi “WeChat”. La conoscevo già perché l’avevo scaricata a dicembre su richiesta di un amico cinese, ma non avevo idea di quante potenzialità avesse.
E mi ha impressionato l’impatto che ha avuto nella vita di tutti i giorni dei cinesi.
“We Chat” è un’applicazione lanciata nel 2011 dal colosso cinese di internet Tencent, che raggruppa molte funzioni di cui noi italiani fruiamo attraverso app diverse. In pochi anni ha raggiunto quasi 500 milioni di utenti, 70 dei quali in territorio non cinese (l’Italia è stata scelta come paese pilota per penetrare il mercato europeo). Secondo un recente sondaggio della Chinese Academy of Press and Publication, al momento, gli adulti cinesi trascorrono almeno 40 minuti al giorno su WeChat. Tutto sommato pochi, viste le attività che WeChat consente. Semplificando, viene definita un’applicazione di messaggistica paragonabile a Whatsapp ma in realtà è molto di più: ha anche le funzioni di Facebook, Twitter, Skype, Tinder, Amazon, iTunes, Ticketone, Groupon, Uber e chi più ne ha più ne metta. Le funzioni più originali sono la “drift bottle” (permette di lanciare “messaggi in bottiglia” nel mare della rete, che possono arrivare a qualsiasi altro utente), lo “shake” (agitando il telefono si può trovare chi sta agitando il suo telefono nello stesso istante in qualsiasi parte del mondo si trovi), il QR Code (ogni account è associato a un QR code da scannerizzare).
Con WeChat si può chattare singolarmente o in gruppo, fare chiamate vocali e video, trovare le persone che usano WeChat vicino a te, condividere con gli amici foto e link, chiamare il taxi, comprare il biglietto del cinema in più di 3500 location sparse in 500 città della Cina, prendere appuntamento dal medico, giocare, regalare i tradizionali Hongbao (“le buste rosse”, i soldi che vengono donati in occasione del capodanno cinese, dei matrimoni, dei compleanni), prenotare e ordinare al ristorante… Tutto questo tramite un account collegato ad una carta di credito, dentro un’unica applicazione.
Ho visto fare una ricarica telefonica da WeChat, cercare e trovare un tagliando di sconto al momento di pagare il conto al ristorante e addirittura restituire con soldi virtuali la quota del pagamento alla romana di uno scontrino. Chiunque ti incontri, dopo essersi presentato, non ti offre più il tradizionale “mingpian”, il biglietto da visita cartaceo, ma ti chiede di shakerare il cellulare in modo da visualizzare il tuo profilo e aggiungerlo al suo elenco di contatti sull’applicazione. Chiunque. Ho trovato impressionante anche questo: in Italia non mi capita di diffondere i miei account Twitter e Facebook così spesso.

La mia amica pechinese Chiara Zhang mi ha spiegato che se hai un’azienda in Cina e non usi WeChat, ormai non esisti. Lei, al lavoro, lo utilizza per ogni cosa: marketing, vendita ma anche conference call con i suoi capi e diffusione di informazioni lavorative.
Riporto una notizia curiosa di un mese fa, che però rende bene l’idea di quanto invasiva e fondamentale sia diventata WeChat per il business in Cina: la BMW sta lavorando per integrarla nella strumentazione delle sue vetture in Cina e ha in programma di farlo senza richiedere a Tencent modifiche al software.

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Jobsact: mi par di capire queste cose (corriggetemi, se sbaglio)

little-girl-serious-headacheRicapitolando.
Mi pare di capire che il Jobsact non tocchi l’articolo 18 per chi già gode della sua tutela.
Mi pare di capire che si tratti di una riforma che – per ora a parole – vuole introdurre un contratto a tutele crescenti per i nuovi assunti, in sostituzione dei contratti precari (“alla fine del percorso devono rimanere in piedi 2, al massimo 3 tipologie di contratto”, virgolettato di Renzi su Repubblica di ieri).
Mi pare di capire che il contratto a tutele crescenti, per quello che si sa finora, comprenderà da subito le garanzie del tempo indeterminato (malattia, maternità), anche se non comprenderà il reintegro obbligatorio nel caso di licenziamento senza giusta causa, reintegro obbligatorio che negli altri paesi d’Europa già non è previsto.
Mi pare di capire che il Jobsact voglia assicurare un indennizzo in caso di licenziamento a una generazione per cui la parola “licenziamento” all’atto pratico non ha mai avuto senso, abituata com’è a saltellare da un contratto a tempo determinato a uno co.co.co o a uno da falsa partita Iva.
Mi par di capire che i sindacati e la minoranza Pd sentano l’urgenza di gridare allo scandalo davanti a una riforma che non promette il posto a tempo indeterminato ai neoassunti, ma comunque assicura dei diritti negati dalla maggior parte delle forme contrattuali precarie vigenti e abusatissime.
Mi par di capire che molti di quelli che oggi alzano i muri contro il Jobsact qualche anno fa non disdegnassero per niente i suoi princìpi.

Se sbaglio, mi corriggerete.

La Società di Mutuo Soccorso dei giornalisti cinesi

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L’idea è antica e semplice. Se un giornalista rimane ferito sul campo oppure si ammala gravemente, i suoi colleghi per sostenerlo gli doneranno mensilmente dai 10 ai 100 yuan. Una volta ristabilitosi, il professionista dovrà a sua volta adoperarsi personalmente per il funzionamento dell’associazione di auto mutuo aiuto. Un meccanismo così semplice che non sembrava realizzabile nemmeno al suo ideatore, il fotoreporter Fu Ding. Prima di postare la proposta sulla sua bacheca di Weibo (il Twitter cinese), non avrebbe scommesso un soldo sul consenso di qualche collega. E invece si è dovuto ricredere. In poche ore le adesioni si sono moltiplicate e dopo soltanto una settimana i giornalisti che hanno risposto all’appello erano già 350. Dalla rete è emersa ancora una volta una delicata tematica: la difesa professionale dei lavoratori cinesi del mondo dell’informazione, a tutt’oggi privi di un vero organo di tutela, se si esclude la governativa All-China Journalists Association, per molti un puro dipartimento con compiti di propaganda. Sempre più spesso, in Cina, il lavoro dei giornalisti è duramente ostacolato e si moltiplicano gli episodi di violenza che vedono coinvolti i reporter più audaci e coraggiosi. A detta di alcuni fotografi, il momento del primo pestaggio è diventato una tappa obbligata della carriera, una sorta di battesimo professionale.

Gli operatori dei media che non hanno ancora subito pressioni o violenze, in realtà, sono stati più semplicemente corrotti, alimentando la sfiducia della gente sull’operato di giornali e telegiornali. Fece scandalo, qualche anno fa, la foto che immortalava gli inviati speciali sul luogo di un disastro in una miniera in fila davanti al padrone dell’impianto per ricevere la classica mazzetta e mettere a tacere le polemiche sulla sicurezza degli operai.

Giornalisti come Fu Ding sono disposti a giurare sull’onestà di gran parte della categoria, che però deve fare i conti con la grama realtà di una professione estremamente usurante. Orari pazzeschi, corse ad ostacoli, nessuna tutela legale, lavori minuziosi non pubblicati perché scomodi, infinite pressioni affinché le notizie siano sempre e soltanto buone notizie.

Fu Ding ammette di essere mosso altresì da una motivazione personale. Il suo giovane collega, il ventisettenne Chen Kun, è gravemente malato. Insieme i due hanno eroicamente raccontato ai cinesi il dramma del terremoto del Sichuan. Chen Kun si è distinto in particolare per essersi preso cura del figlio di una donna rimasta intrappolata sotto le macerie. Ora è lui ad aver bisogno dell’aiuto dei cinesi. Almeno di quelli che condividono il suo stesso mestiere.