Il posto di Oscar

Oscar è alto ed è veramente bellissimo. Parla un inglese che per me ha un accento buffo, è pieno di luce, sorride sempre e si dà, senza risparmiarsi. Oscar ha vinto l’oro nei 100 metri paralimpici e nei prossimi giorni lo vincerà anche nei 200 e nei 400. Forse, però, ha ragione uno dei suoi avversari americani di oggi, Marlon Shirley. Le due protesi sono un vantaggio rispetto a chi ne ha una sola. Sono sempre più convinta che il suo posto a Londra 2012 debba essere la corsia a fianco a quella di LaShawn Merrit.

Pistorius

Rabbia e Pace

Giornata delirante, di quelle in cui per un attimo perdo il controllo e divento pura emotività. Nella fattispecie, oggi, rabbia.

Finite le Olimpiadi sono scappati tutti: giornalisti, tecnici, operatori. Tutti. Diciamo le cose come stanno: delle Paralimpiadi non frega niente a nessuno. Purtroppo. Hanno perfino chiuso gli uffici di riferimento per i vari media. Oggi avevo bisogno di un pass speciale per domani e ho provato ad arrangiarmi. 14.10. Il primo ufficio mi ha rimbalzato a un secondo ufficio che mi ha a sua volta spedito a un terzo. Quest’ultimo stava dentro al villaggio olimpico che dista 2 Km abbondanti dal posto in cui lavoro. 14.35. Arrivo alla porta sud del villaggio olimpico sotto il piovisco, i "guardiani" mi lasciano entrare, "le direttive di oggi sono che anche chi ha il pass come il mio può entrare". Faccio un altro chilometro, esco dalla porta ovest del villaggio e finalmente arrivo al terzo ufficio. 14.50. Entro, chiedo. Mi spiegano che quello che cerco deve essere richiesto tramite NPC (IBC, MPC, BOB, NPC, IPC, IOC…non ci capisco ancora granchè…!), cioè tramite Italia, aggiungono che loro non possono proprio aiutarmi. Inizio a essere molto nervosa, ho già sprecato un’ora di tempo per niente. Mi rimetto in cammino per fare il percorso al contrario e tornare al mio ufficio. 15.00. Arrivata alla porta ovest mi dicono che non posso entrare, che il mio pass non va bene. Spiego che sono entrata poco prima dalla porta sud, che mi è stato detto che oggi i pass come il mio sono accettati. Niente da fare. 15.05. Mi incazzo di brutto. 15.15. Mi fanno passare e mi chiedono scusa. Io sono arrabbiata, cattiva. Non li guardo nemmeno. Penso che non li sopporto, che è assurdo far perdere così il tempo alle persone. E intanto cammino, cammino ed esco dalla porta sud. Continuo a camminare e continuo a detestarli. Cerco un taxi e ovviamente non lo trovo. 15.35. Me ne voglio andare, non voglio più stare qui, sono stanca. 15.40. Ad un tratto però arriva lui che mi fa far la pace con la Cina. Lo noto per caso, sta seduto dentro un furgone nero. Lo guardo, mi guarda. Devo essere piuttosto sconvolta. Mi sorride: "Vuoi un passaggio?"

Bilancio Olimpico

Guo Jingjing che sul podio sistema il colletto della felpa e la medaglia d’oro di Wu Mingxia durante la premiazione dei tuffi sincronizzati, Xia Xuqin e i suoi occhi che mi raccontano di come è sopravissuta al massacro di Nanchino del 1937, un importante “grazie” mancato, Liu Xiang che teatralmente scende dal palcoscenico su cui era stato deciso dovesse salire, la disorganizzazione, Leona Lewis, richiamare un giocatore di pallavolo per Marco, Cheng Fei battuta, avere avuto la possibilità di vedere lavorare un grande professionista, i karaoke, Paloma, i sei incontri di boxe a cui ho assistito per caso, i paginoni del “Nuovo Friuli”, la mixed zone della finale di calcio, le chiacchere “come acqua nel deserto” fino alle tre e mezzo del mattino, la canzone delle Olimpiadi, la limitatezza di alcuni giornalisti, la paura per l’intervista al vescovo, Yang Wei che fa lo scemo dopo aver vinto l’oro nella competizione individuale, l’autista Li, la corrispondenza audio da Suzhou, non essere mai riuscita a vedere giocare Zhao Ruirui, l’arroganza, la sensazione di stare perdendo qualcosa, il sorriso della mia ascensorista quando nominavo le Olimpiadi, le mail bellissime dall’Italia, la medaglia di Zhou Chunxiu mancata nella maratona, la voglia di credere che non è tutto doping quello che vince.
Tutto questo, ricorderò.

La libellula nella tempesta

La libellula ha perso. E’ arrivata terza al volteggio, la sua specialità. Sorride con il bronzo in mano, ma si vede che dentro c’è la tempesta. La tempesta di una vita trascorsa in attesa di questo momento. E’ sfumato tutto per "colpa" di una avversaria nordcoreana che ha vinto eseguendo il salto a cui lei ha dato il nome. Ironia della sorte.

A me dispiace tanto. Cheng Fei Jiayou!