C’era una volta

La volta che ho scritto dell’inizio di questo viaggio non ancora concluso
La volta che ho avuto un brivido
La volta che ho parlato delle cose che proprio non capisco
La volta che la paura non riuscivo proprio a trattenerla
La volta che ho parlato di lei che mi mancava tanto
La volta che ho scritto di loro

La volta che una mia omonima è diventata comunista
La volta che ho parlato delle cose che mi tengono legata a questo paese
La volta che ho pensato alla mia bella Italia
La volta che sono rimasta perplessa
La volta che ho capito che cominciava male
La volta che mi sono messa a fare i video
La volta che ho consigliato un bel libro
La volta che ho scritto e non mi hanno pubblicato
La volta che non ho cantato da sola
La volta che sono arrivati e mi hanno travolta
La volta che ho deciso che mi piace fare le fotografie
La volta che ho scritto di tutti i bimbi che incontro
La volta che è nato il blog con i video delle Olimpiadi
La volta che tutto questo è cominciato

Sono passati tre anni. Buon compleanno “Due o tre cose che so di lei…”

Capodanno cinese

La sensazione tutti gli anni è sempre la stessa: la notte di capodanno a Pechino mi sembra ci sia la guerra. Io per fortuna la guerra non so cos’è, l’ho sempre vista alla televisione, ma tutte le volte che mi ritrovo davanti i fuochi cinesi dalla memoria affiorano le immagini di Baghdad. Mercoledì scorso ho goduto del tradizionale spettacolo pirotecnico dall’alto, prima dall’aereo e poi dalla terrazza di casa mia all’undicesimo piano.
Non c’è che dire, fa paura. Il frastuono comincia nel pomeriggio e cresce fino a diventare un rumore assordante e continuo intorno alla mezzanotte. Il cielo è una tavolozza di colori che si accendono e si spengono, l’aria puzza di zolfo. I fuochi artificiali servono a spaventare il Nian, il mostro che un tempo in questo periodo passava nei villaggi e divorava le persone. Un giorno in uno di questi paesi comparve un vecchio signore che disse che il Nian temeva il fuoco e il rumore. I cinesi inventarono i fuochi per tenerlo lontano. In cinese infatti “celebrare la fine dell’anno” si dice “guonian” 过年. Guo 过 letteralmente significa “sopravvivere” e nian 年 è il nome del mostro. Col tempo Nian ha assunto il significato di “anno” e l’espressione “guonian” è stata utilizzata per indicare “il passaggio di un altro anno”.
Quello che colpisce di più, in questo periodo di festa, è il vuoto delle strade. Le saracinesche dei negozi che di solito stanno aperti tredici ore al giorno rimangono abbassate, il ritmo è lento, il cielo incredibilmente limpido e azzurro, c’è calma, ci sarebbe anche il silenzio se non fosse per i botti che a intermittenza rompono la quiete e fanno sussultare per lo spavento. Pechino, in questi giorni, è bella. Tutto questo è bello.
Buon anno del topo.

Bon Ton

Venerdì era l’11 maggio e da un po’ di tempo a questa parte Pechino ha dichiarato l’11 del mese "giorno della fila volontaria”. Non a caso è stato scelto l’11 perchè ricorda due persone in piedi in fila… L’imperativo della giornata è quello di rispettare la fila nei luoghi pubblici, nelle fermate degli autobus, in quelle della metropolitana… Un allenamento di buone maniere in preparazione ai giorni delle Olimpiadi.
Negli ultimi mesi i due caratteri che significano “civiltà” 文明 wenming sono  comparsi ovunque. Di solito sono le cinque mascotte che una volta saltandoci accanto, una volta sedendosi sopra li portano ovunque. Il motto completo che racchiude i due ideogrammi è 欢奥运,讲文明,树新风 ovvero “Diamo il benvenuto alle Olimpiadi, spieghiamo la civiltà e creiamo una nuova atmosfera”. Rientrano in questa “nuova atmosfera” anche la campagna anti-sputo e la creazione di una polizia speciale incaricata di multare chiunque venga colto sul fatto e di associazioni di volontari che armati di fazzolettini masochisticamente puliscono le strade della città.
Il bombardamento mediatico è fortissimo quindi venerdì mi sono decisa ad andare a controllare di persona. Devo dire che, tutto sommato, “la festa della fila” ha attecchito abbastanza. In metropolitana del tutto. Ho chiesto un po’ in giro, quasi tutti sanno che c’è e come bisogna comportarsi. Chissà che prima o poi anche la richiesta di ridurre gli spunti venga esaudita…

Operai

Il cantiere del 中国石油大厦 sta a 5 minuti a piedi da casa mia. Mi ha sempre affascinato tantissimo. Il palazzo che stanno costruendo non è bello ma è talmente grande da essere impressionante e poi c’ha quell’enorme griglia che collega i due edifici principali che ha sempre chiamato i miei occhi. Assomiglia ad una ragnatela gigantesca, magnetica e inquietante.
Edificio Dongzhimen
In questo cantiere lavorano circa 1000 operai.
Wang Caian e Chen Zhebing hanno iniziato a lavorare qui da poco tempo. Prima erano operai in un cantiere nella zona nord della città. Vengono dal distretto di Laishui della provincia dello Hebei. Sono arrivati a Pechino 5 anni fa assieme ad altre 16 persone e grazie all’aiuto di un amico. Li ho incontrati per strada mentre andavano a comprarsi i mantou (pane al vapore) per il pranzo. C’era anche un loro compagno che però non ha voluto avvicinarsi a me. E’ rimasto in silenzio ad ascoltarci parlare a circa 5 metri di distanza.
Chen Zhebing teneva il caschetto giallo da lavoro in mano, Wang Caian ce l’aveva ancora in testa e mi sorrideva tanto.
A differenza di molti loro colleghi, non vivono nei capannoni costruiti all’interno del cantiere come alloggio per gli operai: vivono vicino al cantiere in cui lavoravano prima e tutti i giorni prendono la metropolitana per venire qui (se la pagano loro, costa 1 euro al giorno). Lavorano 8 ore al giorno per 7 giorni a settimana, e hanno uno stipendio mensile di poco più di 1000 yuan (circa 100 euro). Non hanno ancora l’assicurazione sanitaria e non sanno ancora quando scadrà il loro mandato lavorativo… forse alla fine di quest’anno, ma non ne sono sicuri.
Wang Caian ha 43 anni, è sposato, ha 2 figlie e un figlio. Li vede una volta all’anno quando torna a casa per il capodanno cinese. Gli mancano molto.
Chen Zhebing ha 38 anni, è sposato e ha un figlio maschio. Anche lui torna a casa solo per il Chunjie.
– Speranze? Che gli aumentino lo stipendio, e che migliorino le condizioni di vita: i ritmi di lavoro sono troppo pesanti… Sperano che un giorno Pechino diventi casa loro. “A Pechino si vive bene, Pechino è ricca”.
– Rimpianti? Wang Caian: “Ne ho talmente tanti che non riesco a tirrarli fuori tutti, a dirteli tutti… Noi veniamo dalla campagna, la campagna cinese è poverissima… siamo venuti qui per i soldi”.

Sui giornali cinesi e non, mi è capitato di leggere decine di storie simili a quelle di Wang Caian e Chen Zhebing ed è pazzesco rendersi conto che loro due possono ritenersi fortunati per la loro condizione…
 Griglia

Olimpiadi 2008. Parte V

Ni Ni è una rondine (in cinese yan)  che  viene dal cielo. Il suo disegno si ispira a quello dell’aquilone della rondine del deserto tipico della città di Pechino. L’ideogramma yan è anche il primo carattere della parola Yanjing  燕京, antico nome della città di Pechino.

Ni

 

Dovunque voli, Ni Ni porta agli uomini la primavera, la felicità e l’augurio di buona fortuna. 

Innocente, pura, agile e piena di gioia ottiene sempre ottimi risultati nelle gare di ginnastica. Rappresenta l’anello verde dei cinque cerchi olimpici

Olimpiadi 2008. Parte IV

Ying Ying è un’antilope tibetana intelligente e capace di correre veloce come il vento, arriva dalla parte occidentale della Cina e porta in tutto il mondo l’augurio di godere di buona salute.

 Ying

 Sul suo copricapo è ripreso lo stile delle decorazioni tipiche delle verdi praterie del Tibet e della regione dello Xinjiang. È agilissima e impareggiabile nelle gare di atletica. Rappresenta l’anello giallo dei cinque cerchi olimpici.

Olimpiadi 2008. Parte III

Huan Huan è la sorella maggiore di tutte le cinque mascotte. E’ fatta di fuoco perchè rappresenta la fiaccola delle Olimpiadi. E’ la personificazione della passione sportiva e la diffonde in tutto il mondo: il suo compito è quello di  trasmettere in maniera più veloce e con più forza lo spirito delle Olimpiadi. Dovunque vada porta con sè l’entusiasmo per le Olimpiadi di Pechino 2008.

Huan Huan

  

Il suo copricapo riprende le pitture murarie delle grotte di Dunhuang (Gansu). Ha un carattere espansivo ed entusiasta, conosce molto bene tutte le specialità che hanno a che fare con la palla. Rappresenta l’anello rosso dei cinque cerchi olimpici.

Olimpiadi 2008. Parte II

Jing Jing è un panda incantevolmente ingenuo che ovunque vada porta gioia e allegria alle persone. Poichè viene dalla foresta, è il simbolo dell’armoniosa convivenza tra l’uomo e la natura.

Jing Jing

E’ leale, ottimista e pieno di energia, rappresenta l’anello nero dei cinque cerchi olimpici.