Parole definitive

Dal blog di Luca Sofri.

"Questo post è un flusso di pensieri, non prendeteli come definitivi e completi. Ma la vicenda Berlusconi-Noemi sta facendo discutere mezzo paese non solo per i suoi contenuti (”è colpa della moglie, che è amica dei comunisti”, ho sentito dire da un’anziana signora a una sua coeva per strada, oggi a Milano). Ma anche e molto, per la sua copertura giornalistica. Le opinioni sono molte, e molti aspetti della questione si confondono. Alcuni provano sincero imbarazzo per certe implicazioni a cui si allude, altri sono dispiaciuti che una ragazza giovane e ingenua sia messa in questo tritacarne.

Io ci ho pensato, e penso – ma posso sbagliare – che è proprio la mia indifferenza al merito della questione a non farmi sentire simili fastidi. La mia curiosità giornalistica e umana per questa storia deriva dall’eventualità che il Primo Ministro abbia mentito pubblicamente e consapevolmente su una cosa, qualunque essa sia, su cui aveva pressanti richieste di dire la verità e ha deciso spontaneamente di rispondere. Se ha mentito, mi pare forte. Mi pare una cosa, una notizia. Non moralmente – non siamo qui a fare i moralisti – ma politicamente e giornalisticamente. Non penso debba essere messo alla gogna e consegnato al forcaiolismo per questo: penso debba rispondere politicamente ed elettoralmente dell’aver mentito a tutti, se lo ha fatto. In questo, per me è irrilevante se lo abbia fatto a proposito dei suoi rapporti con una minorenne, o sulla promessa di avere solo dodici ministri, o su questioni che riguardino corruzione o sicurezza nazionale. E quindi non troverò meno rilevante la questione solo perché l’oggetto è una minorenne: sono d’accordo che non sia un’aggravante della menzogna, ma non sia nemmeno un’attenuante.

Penso anche un’altra cosa, per arricchire questo post (ma non è ancora quella che volevo dire davvero): quando si trattò di Clinton, io non trovai politicamente e pubblicamente notevole che lui si fosse fatto fare un eccetera da una stagista. Certo, mi faccio un’opinione personale sulla tua lealtà nei confronti di tua moglie, ma queste sono “vicende private”. Ma prima ancora che a causa del suo aver mentito ufficialmente su questo – il vero guaio in cui si mise, la menzogna – il mio giudizio su un politico di alte responsabilità che non sa resistere a farsi fare un eccetera da una stagista nell’ufficio ovale, consapevole dei casini che ne possono nascere, è un giudizio pessimo. Sei un uomo da quattro soldi, uno che corre dei rischi pazzeschi (che poi diverranno realtà) per i capricci del tuo pisello. Posso farmi governare da uno così? Sono d’accordo che anche lui sia un uomo, con le sue debolezze: ma queste debolezze devono conoscere un controllo e una lungimiranza, altrimenti non fai il Presidente degli Stati Uniti. Senza nessun moralismo: non c’è niente di “cattivo” nel farsi fare un eccetera da una stagista nell’ufficio ovale: però è stupido (come le conseguenze hanno dimostrato). Datemi un presidente meno stupido.
Allo stesso modo, se la discussione su Berlusconi si spostasse su simili debolezze e incapacità di controllo, penso che sarebbe giusto che i suoi elettori ne avessero chiare le implicazioni. Poi magari alcuni lo apprezzeranno ancora di più, ma non è vero che siano fatti suoi: esattamente come le informazioni sulla salute dei candidati alla presidenza USA, che si pretende giustamente siano messe a conoscenza degli elettori.

E adesso, alla fine di questo post pieno di carne al fuoco, dico l’unica cosa un po’ originale che volevo dire. Ed è che io non sono in realtà così appassionato agli aspetti “politici” di questa storia, che pure ci sono, come ho detto. Però la trovo molto interessante giornalisticamente e comprendo la passione con cui alcuni cronisti ci si sono messi, rischiando a volte di perdercivisi. E ho capito perché: la ricostruzione di cosa è avvenuto a quella festa, di come Berlusconi ha conosciuto i Letizia, di cosa avviene a Villa Certosa, non avendo grazie a Dio implicazioni penali, non è affidata a nessun giudice o procura. Ed è quindi un caso più unico che raro in cui i giornalisti italiani possano andare all’appassionante ricerca della verità su una storia misteriosa senza essere in concorrenza e complicità con dei tribunali, senza che questa ricerca si nutra di fughe di notizie, pubblicazioni di intercettazioni, interessi illegittimi e schifezze varie. C’è un mistero, e c’è da riempire le caselle, che sono davvero vuote, o piene di balle. Sarebbe il lavoro dei giornalisti: quando gli ricapita?"

Sciopero Berlusconi

Da ieri ho indetto lo "sciopero Berlusconi". Mi ero ripromessa di non leggere niente che avesse a che fare con lui e di dribblare le sue foto. In questi giorni lo trovo più insopportabile del solito (se è possibile!), lo tollero meno. Volevo risparmiarmi il suo ennesimo vittimismo e urlo al complotto. Ma ho capito che non posso permettermelo: venti minuti fa, mentre pedalavo verso casa, mi sono ritrovata il suo faccione che mi sorrideva dallo schermo 10mx8m incastonato nella facciata del palazzo che sovrasta uno degli incroci più importanti di Pechino. Evviva!

Imprevisti e probabilità

A Pechino c’è una persona che incontrarla: ma anche no! (Il perché non ve lo spiego, sono sicura che avete tutti una persona così:-).

E a Pechino ci sono circa 67.000 taxi, che trasportano una media di 3 milioni di persone al giorno. Oggi dovevo andare a fare un’intervista e per evitare di arrivarci in condizioni pietose – ci sono 37 gradi – anziché inforcare la bici, ho preso il taxi. Nel guardarmi attorno distratto tipico del passeggero, ho notato una piccola etichetta adesiva appiccicata al pannello pubblicitario posizionato sul retro del sedile davanti a me.

Si trattava chiaramente di una targhetta da check-in aeroportuale: codice a barre, il numero di un volo, la data del 16 marzo. La cosa pazzesca è stata leggere il nome del passeggero: la persona di cui sopra. Mi sento di escludere l’omonimia…

 

La Cina è vi… rtuale

Second Life l’ho “vissuta” dalla Cina. Nel momento del suo boom in Italia, scorrendo le notizie su internet, mi ritrovavo negli occhi decine di articoli sul fenomeno. Non mi ha mai interessato. Se devo essere sincera, mi inquietava un po’: creare una seconda vita virtuale per riprodurvi anche tutto il peggio di quella reale. Mah!

Due mesi fa, però, ho incrociato la storia di Cao Fei – una giovanissima artista cinese – e della sua opera RMBCity, una città virtuale costruita su Second Life, compendio delle metropoli cinesi contemporanee. Mi ha incuriosito. Ho creato l’avatar Plum Levee e sono andata a visitarla. Me ne sono innamorata a prima vista, tanto che ne ho scritto sul blog e ne ho parlato a Radio Popolare. L’ho trovata appassionante, geniale e incredibilmente efficace nello spiegare cos’è la Cina in questo momento. 

 

Potete leggere il reportage del mio viaggio a RMBCity a pagina 97 di “Diario” di maggio.

Sono tanto emozionata, mi faceva piacere che voi lo sapeste. 

 

«Welcome in Second Life. Logging in… Connecting to Region… Loading… Segue un tonfo nell’acqua. Con il mio avatar mi alzo in volo e mi accorgo che sono atterrata in una grande piscina che ricorda terribilmente piazza Tian’anmen. Anzi, è piazza Tian’anmen. Lo prova la Porta della Pace Celeste, spogliata della famosa effigie di Mao, che si erge dritta davanti a me. Alle mie spalle ecco una scala mobile. Ci salgo, i colori dell’alba illuminano il Monumento agli Eroi del Popolo che si fa sempre più vicino. Alzo lo sguardo. Sulla sua sommità sta appoggiata in bilico un’enorme ruota di bicicletta che fa venire in mente il tradizionale mezzo di trasporto dei pechinesi, ma anche la ruota panoramica da guinnes dei primati – 208 metri, 1920 posti a sedere – che presto verrà inaugurata nella capitale…»

 

 

Il resto… in edicola! Mi raccomando! 🙂

 

RMBCity

La terra trema

Gemona del Friuli è il mio paese, sono nata e cresciuta tra le foto e le storie di terremoto. Quando mi trovo davanti alle notizie di questi giorni sento sempre la paura nel vedere che le uniche cose che sono cambiate in questi quasi trent’anni sono la grana e la qualità delle immagini. Via XX settembre di Gemona ’76 come via XX settembre de L’ Aquila ’09. Dal bianco e nero alle immagini high quality… ma le macerie sono sempre le stesse, e anche il dolore e lo strazio.

Giulia non esce la sera

Racconta di persone scure, di persone che vogliono essere portate via, di gente che si aggrappa a qualunque cosa, di gente che non pensa alle conseguenze, di persone che piangono di gioia per non essere riuscite a rovinare la vita di qualcuno, di persone che crescono quando capiscono che tutto finisce, di gente che non si perdona, di persone che rimangono a galla nonostante tutto, di gente che non ce la fa e annega nel dolore della vita… Assolutamente da vedere.

Giuli anon esce la sera

I giorni del mio abbandono

Gli ultimi tre giorni sono stati giorni di parole amiche, che si fanno ascoltare e che ascoltano. Valore raro in questa città di mercenari. Giorni di passeggiate, leggerezza e serenità.

C’era quel pensiero, tuttavia, che giustamente mi turbava. C’era quel viso prigioniero di un sorriso vecchio di 17 anni, rivolto a una vita matrigna che un giorno a deciso di non permetterglielo più. Ma soprattutto c’era la speranza di leggere del rispetto di un silenzio a lungo richiesto e troppo a lungo disturbato, violentato nella maniera più atroce possibile.

Sono stati giorni all’aperto, senza computer se non a brevissimi singhiozzi sufficienti solo a scorrere velocemente i titoli dei giornali per un aggiornamento.

Telefonata della mia amica appena atterrata a Pechino; “Eluana può fare figli”; cena con l’amica; Vaticano: il governo ci ha ascoltato; tisana; “farò il decreto”; notte di sonno profondo; Napolitano: “io devo difendere la costituzione”; passeggiata a Qianmen e nella zona delle legazioni straniere, al cinema a vedere Australia; attacco allo stato, firma di solidarietà al presidente della Repubblica; seconda notte di sonno; “la Costituzione filosovietica”…

A Pechino vivo senza contesto, sradicata di qua e sradicata di là. Una delle cose che mi mancano di più vivendo qui è “essere dentro”, respirare quello che succede nel mio paese.

Oggi, però, ringrazio di non essere in Italia in questi giorni odiosi in cui la bassezza umana e i giochi di potere non riescono ad accorgersi di quella linea macroscopica che segna il limite dopo il quale bisogna assolutamente fermarsi. La riserva è stata consumata da un pezzo, gli ultimi due o tre litri di serbatoio bisognava lasciarli pieni.

Mi vergogno di quello che sta succedendo, di quello che si sta dicendo e di come lo si sta dicendo. Non è ammissibile in un paese civile. C’ho sperato fino alla fine che esistesse ancora un senso della decenza e del pudore. Oggi, mi arrendo.