Al di là della nuvola

Volevo aspettare che il numero si fermasse. Ho passato giornate intere a guardare le cifre che continuavano a crescere incessantemente. 300, 400, 617, 800, 1114, 1484, 1700, 1706, 2040, 2064. Una settimana dopo il terremoto che ha devastato la prefettura di Yushu nella poverissima provincia del Qinghai, la bandiera rossa di piazza Tiananmen è a mezz’asta e le vittime certe sembrano essere 2064.
Coperte dalla nube del vulcano Eyjafjallajokul.

Terremoto Qinghai
Qui, altre foto.

La grande sete

Yang Xue ha 21 anni ed è all’ottavo mese di gravidanza. Ogni giorno mette a repentaglio la sua vita e quella del suo bambino. Non ha scelta. Tutte le mattine percorre diversi chilometri per arrivare all’unico serbatoio disponibile. Riempie un grande tamburo con 25 litri d’acqua e se lo lega alla schiena per portarlo alla sua famiglia a Longying.
La stessa fatica tocca in sorte anche a Huang Zhengguang, classe 1918. Alle 6 del mattino si mette in marcia e cammina ore per recuperare l’acqua che serve a dissetare la sua vecchia moglie e i tre nipoti adolescenti.
Da circa un mese storie come quella di Yang Xue e Huang Zhengguang riempiono le pagine dei siti e dei giornali cinesi. Così come le foto di fiumi prosciugati, terra spaccata dal sole, crepe sulle piste degli aeroporti, uomini e donne di tutte le età che trasportano pesanti secchi colorati.

Siccità 2

A novembre dello scorso anno ha avuto inizio quella che viene definita la siccità “più grave da oltre un secolo”. Non sta colpendo la Cina del Nord, come da consuetudine, bensì la parte Sud-occidentale del paese: le regioni del Guangxi, Sichuan, Guizhou ,Yunnan e la municipalità di Chongqing. Gli ultimi dati rilasciati mercoledì dal Ministero degli Affari Civili mostrano che la siccità finora ha interessato circa 61 milioni di cinesi e ha lasciato 18 milioni di persone e 11 milioni di capi di bestiame privi dell’acqua necessaria. Cinque milioni di ettari di coltivazioni (qualcosa come mezza Europa) sono inariditi causando perdite economiche stimate già in più di 3,5 miliardi di euro. A quasi nulla servono i tentativi di far piovere sparando ioduro d’argento nelle nuvole, l’acqua rimane comunque troppo poca. A peggiorare la situazione contribuiscono anche le temperature insolitamente alte e le previsioni poco ottimistiche dei meteorologi: fino a maggio, niente pioggia. 
L’altra faccia della Cina. Quella che non sa cosa sia Google e non sta in ansia per la nuova "Guerra Fredda” con gli Usa. Quella a cui, spesso, non guardiamo abbastanza.

Siccità

Siccità

Paese che vai, YouTube che trovi

Le tensioni tra Usa e Cina continuano ad aumentare e a coinvolgere sempre più campi; la questione Google rimane ancora appesa ad un grande punto di domanda, ma in Cina cominciano a comparire fenomeni interessanti.
La settimana scorsa è circolata la notizia della nascita di Goojie, letteralmente la "sorella maggiore" di Google. Aprendo la pagina, in realtà, ci si rende subito conto che si tratta della sorella gemella di Google.cn.
GoojjeOggi ho scoperto YouTubecn.com. Uno YouTube 100% made in China ma che ripropone i video – compresi quelli "sensibili" –  dello YouTube internazionale, oscurato in Cina dallo scorso marzo.
Si tratterà di capire quanto durerà, ma se dovesse sfuggire alle maglie della censura, una domanda potrebbe sorgere spontanea:
Che la censura sul Web sia davvero in fondo una forma di protezionismo?

Update: ad oggi – 16/02 – YouTubecn.com è morto.

Bye bye Google

Non mi stancherò mai di dirlo. Uno dei salti più grandi tra i miei periodi italiani e cinesi è tornare a Pechino, accendere il computer per lavorare e scoprirmi in grado di fruire di un terzo dei sito che leggo di solito in Italia.
Oggi, qui è un tempo sospeso tra un "prima" e quello che potrebbe presto diventare un "dopo".
La minaccia di Google di lasciare la Cina ha colto tutti di sorpresa e purtroppo i margini per un happy ending della vicenda sono limitati. Mi piacerebbe  riuscire ad essere ottimista. Se Google se ne va, ci sarà la totale separazione virtuale tra Cina e resto del mondo: ciò che le autorità cinesi cercano da tempo. L’oscuramento di YouTube, poi quello di Facebook e Twitter. Per l’appunto, manca solo Google. Mentre si sviluppano sempre più velocemente le loro versioni cinesi (Youku, Kaixin…),  nel giro di un anno il Politburo è riuscito a bloccare quasi tutte le contaminazioni esterne che passavano attraverso i Social Network occidentali.

Ho trovato un commento cinese che tradotto suona così:
"Il peccato di facebook è permettere alle persone di conoscere chi vogliono conoscere; il peccato di Twitter è  permettere alle persone di dire quello che voglio dire; il peccato di Google è consentire agli utenti di trovare quello che vogliono trovare; il peccato di Youtube è permettere alle persone di vedere quello che vogliono vedere. Per questo, sono stati tutti mandati fuori a calci."

Come dirlo meglio?