E di nuovo cambio casa…

"Due o tre cose che so di lei" è stato per me molto importante. Gli ho affidato racconti e pensieri sulla mia Cina nei 5 anni di vita che ho trascorso a Pechino (cos’era e cos’è diventata nel tempo). Ultimamente però non riuscivo più a scriverci come una volta. Dopo mesi di riflessione, sono giunta alla conclusione che sia giunto il momento di cambiare.
Da oggi mi trasferisco in una nuova casa: offiCina – Notizie dalla fabbrica del futuro.
Parlerò sempre di Cina, ma da un blog più simile a un giornale online (direi piccolo giornale online, visto che per ora la redazione è composta da una persona…).
Ringrazio di cuore tutti quelli che mi hanno seguito e scritto in questi anni e tutti quelli che hanno portato pazienza e continuato a cercare “piumetta” anche nei momenti di prolungato silenzio.
Arrivederci.

Piumetta

offiCina

Al di là della nuvola

Volevo aspettare che il numero si fermasse. Ho passato giornate intere a guardare le cifre che continuavano a crescere incessantemente. 300, 400, 617, 800, 1114, 1484, 1700, 1706, 2040, 2064. Una settimana dopo il terremoto che ha devastato la prefettura di Yushu nella poverissima provincia del Qinghai, la bandiera rossa di piazza Tiananmen è a mezz’asta e le vittime certe sembrano essere 2064.
Coperte dalla nube del vulcano Eyjafjallajokul.

Terremoto Qinghai
Qui, altre foto.

La grande sete

Yang Xue ha 21 anni ed è all’ottavo mese di gravidanza. Ogni giorno mette a repentaglio la sua vita e quella del suo bambino. Non ha scelta. Tutte le mattine percorre diversi chilometri per arrivare all’unico serbatoio disponibile. Riempie un grande tamburo con 25 litri d’acqua e se lo lega alla schiena per portarlo alla sua famiglia a Longying.
La stessa fatica tocca in sorte anche a Huang Zhengguang, classe 1918. Alle 6 del mattino si mette in marcia e cammina ore per recuperare l’acqua che serve a dissetare la sua vecchia moglie e i tre nipoti adolescenti.
Da circa un mese storie come quella di Yang Xue e Huang Zhengguang riempiono le pagine dei siti e dei giornali cinesi. Così come le foto di fiumi prosciugati, terra spaccata dal sole, crepe sulle piste degli aeroporti, uomini e donne di tutte le età che trasportano pesanti secchi colorati.

Siccità 2

A novembre dello scorso anno ha avuto inizio quella che viene definita la siccità “più grave da oltre un secolo”. Non sta colpendo la Cina del Nord, come da consuetudine, bensì la parte Sud-occidentale del paese: le regioni del Guangxi, Sichuan, Guizhou ,Yunnan e la municipalità di Chongqing. Gli ultimi dati rilasciati mercoledì dal Ministero degli Affari Civili mostrano che la siccità finora ha interessato circa 61 milioni di cinesi e ha lasciato 18 milioni di persone e 11 milioni di capi di bestiame privi dell’acqua necessaria. Cinque milioni di ettari di coltivazioni (qualcosa come mezza Europa) sono inariditi causando perdite economiche stimate già in più di 3,5 miliardi di euro. A quasi nulla servono i tentativi di far piovere sparando ioduro d’argento nelle nuvole, l’acqua rimane comunque troppo poca. A peggiorare la situazione contribuiscono anche le temperature insolitamente alte e le previsioni poco ottimistiche dei meteorologi: fino a maggio, niente pioggia. 
L’altra faccia della Cina. Quella che non sa cosa sia Google e non sta in ansia per la nuova "Guerra Fredda” con gli Usa. Quella a cui, spesso, non guardiamo abbastanza.

Siccità

Siccità

Paese che vai, YouTube che trovi

Le tensioni tra Usa e Cina continuano ad aumentare e a coinvolgere sempre più campi; la questione Google rimane ancora appesa ad un grande punto di domanda, ma in Cina cominciano a comparire fenomeni interessanti.
La settimana scorsa è circolata la notizia della nascita di Goojie, letteralmente la "sorella maggiore" di Google. Aprendo la pagina, in realtà, ci si rende subito conto che si tratta della sorella gemella di Google.cn.
GoojjeOggi ho scoperto YouTubecn.com. Uno YouTube 100% made in China ma che ripropone i video – compresi quelli "sensibili" –  dello YouTube internazionale, oscurato in Cina dallo scorso marzo.
Si tratterà di capire quanto durerà, ma se dovesse sfuggire alle maglie della censura, una domanda potrebbe sorgere spontanea:
Che la censura sul Web sia davvero in fondo una forma di protezionismo?

Update: ad oggi – 16/02 – YouTubecn.com è morto.