Alibaba e i ladroni (di proprietà intellettuale)

shutterstock_150369131Kering Group, il gigante del lusso fondato da Francois Pinault che controlla marchi come Gucci, Yves Saint Laurent e Balenciaga ha presentato ricorso presso la corte federale di Manhattan contro Alibaba, il colosso dell’e-commerce cinese fondato da Jack Ma che nel 2013 ha ospitato transazioni per oltre 248 miliardi di dollari (più di quelle di Ebay e Amazon sommate) e che ha esordito a settembre a Wall Street con un ipo da record.
L’accusa è pesante: permettere, e addirittura incoraggiare, la vendita di materiale contraffatto sul sito di shopping online Taobao che ospita più di 7 milioni di rivenditori.
Non è la prima volta che Alibaba è oggetto di accuse di questo tipo.
Lo scorso giugno il gruppo francese aveva già presentato una denuncia in merito, poi ritirata perché le due compagnie avevano deciso di collaborare per ridurre il problema dei falsi; a gennaio 2015 la State Administration for Industry and Commerce (SAIC), l’amministrazione statale cinese che si occupa di regolare il mercato, ha pubblicato uno studio in cui sostiene che solo un terzo dei prodotti disponibili su Taobao sarebbe originale.
La risposta della società cinese non si è fatta attendere. Sottolineando l’impiego di circa 2000 dipendenti dediti alla lotta conto la contraffazione, un portavoce del colosso di e-commerce ha dichiarato: “Abbiamo alle spalle una forte storia che dimostra le nostre intenzioni. Sfortunatamente, il gruppo Kering ha scelto la strada di una dispendiosa azione legale invece di una cooperazione costruttiva. Crediamo che tale denuncia non abbia alcun fondamento e la contrasteremo con forza”.
Si preannuncia una dura battaglia. Nel caso le accuse venissero confermate, Alibaba rischia di incappare in un mega risarcimento e in una condanna penale per violazione delle leggi sul commercio e per favoreggiamento di traffici illegali.
Decisamente una cattiva pubblicità per il gigante asiatico che proprio la settimana scorsa, per bocca del nuovo Ceo Daniel Zhang, aveva annunciato come principale obiettivo dell’anno l’aprirsi alla globalizzazione.

La Società di Mutuo Soccorso dei giornalisti cinesi

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L’idea è antica e semplice. Se un giornalista rimane ferito sul campo oppure si ammala gravemente, i suoi colleghi per sostenerlo gli doneranno mensilmente dai 10 ai 100 yuan. Una volta ristabilitosi, il professionista dovrà a sua volta adoperarsi personalmente per il funzionamento dell’associazione di auto mutuo aiuto. Un meccanismo così semplice che non sembrava realizzabile nemmeno al suo ideatore, il fotoreporter Fu Ding. Prima di postare la proposta sulla sua bacheca di Weibo (il Twitter cinese), non avrebbe scommesso un soldo sul consenso di qualche collega. E invece si è dovuto ricredere. In poche ore le adesioni si sono moltiplicate e dopo soltanto una settimana i giornalisti che hanno risposto all’appello erano già 350. Dalla rete è emersa ancora una volta una delicata tematica: la difesa professionale dei lavoratori cinesi del mondo dell’informazione, a tutt’oggi privi di un vero organo di tutela, se si esclude la governativa All-China Journalists Association, per molti un puro dipartimento con compiti di propaganda. Sempre più spesso, in Cina, il lavoro dei giornalisti è duramente ostacolato e si moltiplicano gli episodi di violenza che vedono coinvolti i reporter più audaci e coraggiosi. A detta di alcuni fotografi, il momento del primo pestaggio è diventato una tappa obbligata della carriera, una sorta di battesimo professionale.

Gli operatori dei media che non hanno ancora subito pressioni o violenze, in realtà, sono stati più semplicemente corrotti, alimentando la sfiducia della gente sull’operato di giornali e telegiornali. Fece scandalo, qualche anno fa, la foto che immortalava gli inviati speciali sul luogo di un disastro in una miniera in fila davanti al padrone dell’impianto per ricevere la classica mazzetta e mettere a tacere le polemiche sulla sicurezza degli operai.

Giornalisti come Fu Ding sono disposti a giurare sull’onestà di gran parte della categoria, che però deve fare i conti con la grama realtà di una professione estremamente usurante. Orari pazzeschi, corse ad ostacoli, nessuna tutela legale, lavori minuziosi non pubblicati perché scomodi, infinite pressioni affinché le notizie siano sempre e soltanto buone notizie.

Fu Ding ammette di essere mosso altresì da una motivazione personale. Il suo giovane collega, il ventisettenne Chen Kun, è gravemente malato. Insieme i due hanno eroicamente raccontato ai cinesi il dramma del terremoto del Sichuan. Chen Kun si è distinto in particolare per essersi preso cura del figlio di una donna rimasta intrappolata sotto le macerie. Ora è lui ad aver bisogno dell’aiuto dei cinesi. Almeno di quelli che condividono il suo stesso mestiere.

Il volo interrotto di Sang Lan

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Sang Lan ha spiccato il suo volo di libellula nella lontana estate del 1998. Ha volteggiato per tredici anni dentro un incubo ed è atterrata il 13 luglio del 2011.

C’erano una volta i Goodwill Games, i “giochi delle buone intenzioni”, un’invenzione del magnate Ted Turner per fare un po’ di quattrini e allentare le tensioni tra le superpotenze in coda alla guerra fredda. Sang Lan ci è approdata a 17 anni, in forza alla squadra cinese di ginnastica, con alle spalle un invidiabile palmares e tutta una vita di medaglie davanti. Poi, quel salto. Disgraziato. Nemmeno in gara, lontano dagli occhi del pubblico e soprattutto da quelli delle telecamere. Un esercizio di riscaldamento come una ginnasta ne fa a migliaia. La fatale distrazione, l’atterraggio scomposto, il colpo alla testa, il corpo che rimane immobile. La diagnosi dopo i primi soccorsi è subito spietata: frattura di due vertebre e gravi danni al midollo spinale. Sang Lan non potrà più muovere gli arti inferiori. La storia dei 13 anni trascorsi dal giorno dell’infortunio è arrivata davanti all’opinione pubblica cinese all’interno di una vicenda legale che si sembra essersi conclusa nei giorni scorsi ed ha visto opporsi l’ex ginnasta ormai trentenne con il suo agguerrito avvocato Hai Ming e gli organizzatori di quella manifestazione sportiva (che ormai non esiste più), i vertici della ginnastica Usa e i due tutori sinoamericani che si occuparono dell’allora ragazzina cinese durante la degenza newyorkese. Sang Lan nei mesi scorsi aveva chiesto tramite il suo legale un risarcimento da 1,8 miliardi di dollari, per non aver potuto usufruire della copertura assicurativa sulle spese mediche dopo il suo rientro in Cina, per le vessazioni subite dalla coppia di tutori e per le molestie sessuali esercitate da un loro figlio sul suo corpo inerme. Gli organizzatori dei Goodwill Games sono stati chiamati in causa, invece, per le responsabilità dirette nell’incidente. Secondo la versione di Sang, infatti, durante lo sciagurato esercizio all’interno dell’impianto sportivo un tecnico avrebbe rimosso un materasso causandole una fatale distrazione. I due tutori sinoamericani avrebbero inoltre intimato alla ragazza di non rivelare questo dettaglio nel corso delle prime fasi della sua riabilitazione, mentre erano in corso le indagini di rito sull’accaduto.

La strategia di Sang e del suo legale non è stata immune da critiche, relative soprattutto alla tempistica delle accuse. Perché aspettare più di dieci anni prima di intentare una causa contro i responsabili di fatti così gravi (e in realtà in parte già caduti in prescrizione)?

La giovane donna ha subito, soprattutto in rete, l’accusa di voler speculare cinicamente sulla propria vicenda. Molti cinesi non si sono fatti commuovere dalla tragica vicenda di Sang, e l’hanno descritta come una vittima, sì, ma di un avvocato arrivista e privo di scrupoli.

Nei giorni scorsi, il raggiungimento di un compromesso che sembra non scontentare nessuno. Lasciate cadere le accuse più pesanti, Sang Lan si è accordata con le compagnie assicurative americane per un risarcimento da 10 milioni di dollari in contanti e il pagamento vita natural durante delle spese mediche.

Sang Lan si dice ora felice per aver fatto valere i suoi diritti. L’avvocato Hai Ming fa sapere di non voler lucrare un soldo dalla vicenda e di aver consigliato all’ex ginnasta di devolvere in beneficienza il suo eventuale compenso.

Lunga vita al compagno Jiang Zemin?

Il primo luglio 2011, durante la cerimonia di commemorazione dei 90 anni dalla nascita del Partito Comunista Cinese, Jiang Zemin – predecessore del Presidente Hu Jintao e figura che si ritiene ancora politicamente molto influente – non è salito sul palco. La sua assenza è stata notata subito dalla rete, che ha cominciato a fare speculazioni circa il suo stato di salute. Da molto tempo, infatti, l’ottantaquattrenne soffrirebbe di gravi patologie.

C’è chi ha parlato di malattia in fase terminale e chi si è spinto oltre affermando che l’anziano leader potesse essere addirittura morto. Le autorità in un primo momento si sono limitate ad arginare la diffusione del rumor censurando la notizia, ma quando mercoledì scorso questa è stata rilanciata da una Tv di Hong Kong e dai media giapponesi e coreani, l’agenzia di stampa governativa Xinhua è stata costretta a smentire il decesso con un breve comunicato.

Oggi, il giornale di Hong Kong South China Morning Post, citando fonti non identificate, fa sapere che Jiang Zemin nei giorni scorsi stava riposando nella sua abitazione, dopo essere stato tenuto sotto osservazione a giugno per febbre e altri sintomi presso l’ospedale militare N. 301 di Pechino. Secondo il quotidiano sarebbero stati i medici a sconsigliargli vivamente di presenziare alla cerimonia presso la Grande Sala del Popolo per evitare un ulteriore affaticamento fisico.

Il mistero si fa sempre più fitto.

Il 1° Luglio di Sven Englund, cittadino non gradito

Sven Englund è uno studente svedese di 24 anni, e ieri è stato espulso dalla Cina.
Motivazione ufficiale: “aver messo a rischio l’ordine pubblico e aver violato l’articolo 55 della legge sulla sicurezza sociale della Repubblica Popolare Cinese”.
In realtà, il sedizioso europeo non ha fatto altro che pubblicare sul suo blog cinese una lettera aperta a Hu Jintao, in cui chiedeva al Presidente della Repubblica Popolare di partecipare ad un flash mob in favore della libertà.
Il 27 giugno, Englund ha postato alcuni autoscatti sulla falsariga di quelli realizzati dall’artista attivista Ai Weiwei e si è così rivolto alla massima autorità cinese:

“Caro Presidente,

non ha risposto alle mie prime due lettere. Probabilmente è troppo impegnato nella preparazione delle celebrazioni del 1° Luglio [n.d.r.: il 90° anniversario della nascita del Partito Comunista Cinese]. In realtà, anch’io ho i miei programmi. Oggi, ho scattato alcune foto nel distretto Putong di Shanghai. L’idea l’ho presa da Ai Weiwei. Ha presente Ai Weiwei? Ha tenuto una mostra d’arte denominata “Fuck Art”. Io di solito non uso termini come quelli, ma sono d’accordo sul fatto che la libertà di informazione sia molto importante. A mio parere, la Cina non ha questa libertà. Quindi per il mio 1° Luglio avrei questo progetto: un’azione di flash mob con inizio alle ore 18:00 nel distretto di Pudong. Non posso andarci da solo, ho proprio bisogno di un flash mob. È per questo che vorrei che lei prendesse parte all’iniziativa e inoltrasse questo messaggio a tutti i suoi amici che amano la libertà. Se non avesse tempo di venire a Shanghai, può sempre organizzare un flash mob in qualsiasi altra città. Ok?”.

Il post prosegue spiegando i dettagli della manifestazione pacifica e invitando i partecipanti a mettere in evidenza su qualche parte del corpo i caratteri 自由 Ziyou, quelli della parola “libertà”.
La risposta delle autorità cinesi non si è fatta attendere: Englund è stato subito chiamato a sostenere un interrogatorio dalla polizia. Gli è stato requisito il passaporto e gli è stato chiesto di scrivere un post di rettifica in cui annullare il flash mob spiegandone la sua formale illegalità. Il giovane, infatti, secondo la polizia avrebbe dovuto inoltrare una preventiva richiesta di autorizzazione.


Venerdì 8 luglio il visto da studente di Sven Englund è stato revocato e sabato il giovane è stato costretto ad espatriare e tornare in Svezia.

Da molto tempo la Cina non espelleva dal suo territorio cittadini stranieri. Un segnale anche questo della crescente paura che il governo cinese ha di internet. Le rete, infatti, viene identificata sempre di più come un luogo di potenziale aggregazione sociale, in particolar modo da quando a febbraio si sono moltiplicati, e sono stati immediatamente censurati, gli inviti a diffondere anche in Cina lo spirito della “Jasmine Revolution”.

(La foto di Ai Weiwei da cui ha tratto ispirazione Sven Englund)

La giornata “felice” di un consumatore cinese

Negli ultimi anni, e in particolar modo negli ultimi mesi, non passa giorno in Cina senza che venga diffusa la notizia della scoperta di qualche scandalo alimentare: dal latte alla melamina alla carne di maiale fluorescente, dalle angurie che esplodono per l’uso eccessivo di sostanze fertilizzanti fino ai pesci imbottiti di ormoni. A questi fatti bisogna aggiungere tutta una serie di altre problematiche complesse legate all’inquinamento, ai prezzi delle case sempre più elevati e ai prodotti cancerogeni o velenosi. Insomma, per il cittadino cinese i motivi di quotidiana preoccupazione non mancano. I consumatori del Celeste Impero, però, sono sempre più consapevoli di quello a cui vanno incontro. Per ora si limitano a farne una satira ironica da diffondere sui social network cinesi, ma è probabile che in futuro potranno mettere in campo strategie di difesa dai vari soprusi molto più concrete. E quello che accadrà, se accadrà, non potrà che fare notizia.

Tratto da Renren, il cosidetto “facebook cinese”:

Quando mi sveglio la mattina, mi lavo i denti con il dentifricio contenente glicol dietilenico,

Mi lavo la faccia con l’acqua puzzolente di alghe,

Preparo al mio bambino una bottiglia di latte che contiene melamina e ormoni, mentre bevo il latte di soia prodotto dai laboratori clandestini.

Mangio un impasto intrecciato fritto nell’olio scolato e due uova saltate di anatra con il Sudan rosso (colorante alimentare illegale e cancerogeno),

Talvolta, mangio panini al vapore il cui ripieno di carne è fatto con i cartoni di carta da macero e sottaceti conservati nei secchi della vernice.

Quando ho finito di mangiare e bere, vado nella fabbrica di sigarette di contrabbando dove lavoro e arrivo in tempo.

Dò una sbirciatina alle informazioni sul mercato azionario dal mio cellulare falso: è precipitato da 6.124 a 1,240.46.

A mezzogiorno, vado in mensa per il pranzo con i miei colleghi.

Ordino anguilla piccante, nutrita con contraccettivi orali per farla diventare più grande, e un piatto di gamberi pescati dagli avanzi, e un po’ di cavolo cinese irrorato di DDVP (insetticida),

Poi prendo una ciotola di riso ammuffito e velenoso.

Il proprietario versa una tazza di tè con foglie contenenti quantità di metalli pesanti 100 volte superiori al limite.

Quando pago il conto, mi dice che 168 yuan ($ 25) è un numero che porta bene e non mi fa alcuno sconto. Il proprietario mi dà in resto alcune banconote false.

In serata, torno a casa.

Cucino al vapore il maiale che contiene clenbuterolo cloridrato (un additivo illegale),

Preparo un piatto freddo di meduse intrise di formalina,

prendo un panino che contiene un agente sbiancante fluorescente,

sorseggio una tazza di liquore adulterato con il metanolo.

Quando sto per andare a dormire, la formaldeide rilasciata dai materiali delle nuove costruzioni infastidisce i miei occhi talmente tanto da farli lacrimare.

Quindi posso solo nascondere la testa nella mia trapunta imbottita con “cotone dal cuore nero (cotone pericoloso e usato e rifiuti industriali in fibra).”

Al pensiero che ci sono ancora 400.000 yuan, più gli interessi da pagare prima di estinguere il mutuo della casa, mi rigiro nel letto e non riesco ad addormentarmi.

Frugo in giro per la casa in cerca di sonniferi e inghiotto mezza bottiglia, ma non funziona.

L’assaggio un po’. Buona. Per fortuna, è solo polvere di riso glutinoso…

Tempo di bilanci per lo YouTube cinese

È iniziato il 2011 ma si traggono ancora bilanci sull’anno appena trascorso. Nel villaggio globale miliardi di occhi si sono concentrati in rete sui video che sempre più spesso accompagnano – e talora sostituiscono – le notizie. Quali sono i filmati più visti? Dipende. YouTube ha stilato la sua autorevole classifica, me anche i siti di informazione hanno tirato le proprie somme. Repubblica.it ci informa dello strepitoso successo in termini di clic del dito di Gianfranco Fini puntato dritto contro Silvio Berlusconi. Molto guardate anche le “paracadutiste in topless”, la gaffe cestistica di Lapo Elkann e quella (a sfondo sessuale) di Rachida Dati.

E i cinesi? Il sito Chinasmack ha riportato nei giorni scorsi la classifica di YouKu, il cugino con gli occhi a mandorla del colosso californiano della video condivisione.

Al primo posto la straziante richiesta d’aiuto da parte di un ragazzo tra le rovine del terremoto di Yushu, girato con un telefonino nell’aprile 2010.

La seconda piazza spetta a un lungo spezzone di “Old Boy”, commedia di successo sulla nostalgia degli anni ’70-’80.

Sul terzo gradino del podio la canzone fai da te di un duo, Xuri Yanggang, capace di intercettare i sentimenti del popolo dei migrant worker. Il titolo del pezzo: “In a spring day”.

Quarto posto per il vigile che dirige il traffico con le movenze di Michael Jackson. Il malcapitato addetto al traffico è stato ovviamente manipolato grazie ad un sapiente montaggio.

Quinta posizione per gli spettacolari salvataggi avvenuti nel corso delle tremende alluvioni nella provincia di Jilin, a Yongji, nel corso del mese di luglio.

Grande successo online (sesto posto) per la commedia “Tan Te”, di cui sul web abbondano rifacimenti e parodie.

Settimo il video con le lacrime del calciatore nordcoreano Jong Tae-Se durante l’inno della sua nazionale nel corso del mondiale sudafricano. Sincera stima per il patriottismo di un “cugino”di Pyongyang, il cosiddetto “Rooney del popolo”? Stranamente il video è ora irraggiungibile su YouKu.

Posizione numero 8 per delle altre lacrime, questa volta quelle di “Brother Sharp”, il clochard cinese finito su molte copertine per essere inconsapevolmente diventato una sorta di “icona di stile”.

None le performance americane di Xiao Wang, il piccolo ballerino di breakdance partito dalla strada e finito addirittura nel salotto di Ellen DeGeneres.

Decimo posto per i fuochi artificiali a Shanghai, in occasione dell’apertura dell’Expo.