Bye bye Google

Non mi stancherò mai di dirlo. Uno dei salti più grandi tra i miei periodi italiani e cinesi è tornare a Pechino, accendere il computer per lavorare e scoprirmi in grado di fruire di un terzo dei sito che leggo di solito in Italia.
Oggi, qui è un tempo sospeso tra un "prima" e quello che potrebbe presto diventare un "dopo".
La minaccia di Google di lasciare la Cina ha colto tutti di sorpresa e purtroppo i margini per un happy ending della vicenda sono limitati. Mi piacerebbe  riuscire ad essere ottimista. Se Google se ne va, ci sarà la totale separazione virtuale tra Cina e resto del mondo: ciò che le autorità cinesi cercano da tempo. L’oscuramento di YouTube, poi quello di Facebook e Twitter. Per l’appunto, manca solo Google. Mentre si sviluppano sempre più velocemente le loro versioni cinesi (Youku, Kaixin…),  nel giro di un anno il Politburo è riuscito a bloccare quasi tutte le contaminazioni esterne che passavano attraverso i Social Network occidentali.

Ho trovato un commento cinese che tradotto suona così:
"Il peccato di facebook è permettere alle persone di conoscere chi vogliono conoscere; il peccato di Twitter è  permettere alle persone di dire quello che voglio dire; il peccato di Google è consentire agli utenti di trovare quello che vogliono trovare; il peccato di Youtube è permettere alle persone di vedere quello che vogliono vedere. Per questo, sono stati tutti mandati fuori a calci."

Come dirlo meglio?